Cronache dalla città [4] di Francesco Di Domenico

© foto di Francesco Di Domenico

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TORINO VAL BENE UNA MESSA, SE E’ MESSA BENE

Torino luccicava, senza sfarzo, nèh.
Il Natale in Piemonte arrivava soffice come la neve, la regione era considerata cortese e il buon Dio faceva nevicare solo negli intervalli degli spot televisivi, quando i bôgia-nen si affacciavano per vedere il bianco che sbianca, e egli operai che montavano i festoni natalizi lavoravano in silenzio per non rompere le palle.
In corso Vittorio Emanuele II (doveva essere secondo ma qualcuno sulle due lettere romane aveva apposto due barrette trasversali per cui risultava un hastag: vittorioemanuele#) le pasticcerie confezionavano gianduiotti laici e per non irritare i luterani che vedevano nel gianduiotto un chiaro accenno agli ottomani, facevano anche i giandusei.
A Porta Palazzo con una joint-venture tra ucraini, cinesi e napoletani era stato lanciato il nuovo profumo Totò Chanel che era dato via come l’acqua a dieci euro, odorava di agrumi con un retrogusto di cavolo e veniva anche spruzzato dagli idranti dei vigili quando c’era ressa per rinfrescare la gente e per sedare le rivolte.
E fu proprio durante la Faida delle Castagne che venne usato la prima volta per reprimere gli scontri tra canavesi e avellinesi per il predomino delle bancarelle di marroni. Gli irpini, arrivati con castagne e zampogne, avevano posto le bancarelle a testuggine romana, quelli delle langhe arrivati con delle Seat Marbella blindate avevano tentato di buttarle giù.
Allo stremo delle forze i vigili chiamarono Don Pino Silvestre Vidal, un sacerdote multi religioso che faceva prodigi – si dice che riuscisse trasformare l’acqua San Pellegrino in gazzosa solo aggiungendovi lo zucchero – e Don Pino fece il miracolo.
Silvestre Vidal, detto anche “Il profumato” per l’olezzo che lasciava dopo le birre bevute nelle taverne di San Salvario, era stato imam a Zurigo, frate in un convento tedesco, dove scrisse la sceneggiatura del film di Helga Herzog, (la sorella di Werner, sua mantenuta) “Il Monaco di Baviera” e pastore belga in un convento di clarisse svedesi molto ben messe.
Si frappose tra i dimostranti e urlò a gran voce “La forza sia con me, e anche la simpatia!”
La calma arrivò immediata perché su un gran lenzuolo, disteso ad asciugare sul balcone della signora Ibrida Dalmasso (detta Ibra) apparve la sindone di Pulcinella.
Il Vaticano si chiuse in un riserbo drammatico, mentre la signora Ibrida dichiarò a RaiNews24 che quello era soltanto una federa di materasso usata per riporvi il corpo di Gesualdo Maldestro Esposito, schiacciato da una pressa al Lingotto nel 1972. A un operaio su un’impalcatura natalizia, cadde una palla, dalla paura.

© Francesco Di Domenico, 2015

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