Cronache dalla città [9] di Francesco Di Domenico

foto di F.Di Domenico (Vatàn, France)

foto di F.Di Domenico (Vatàn, France)

TERÙN!

Con un colpo a sorpresa e un decreto detto “Svizzerizziamoci”, Maroni fece annettere la Lombardia alla Svizzera. L’Italia perse l’Expò, ma ci guadagnò con Salvini, che di colpo diventò extracomunitario e andando in Ticino gli diedero del “baluba”.
L’Alfa Romeo cominciò a costruire le “Ginevra147” e nella pubblicità del cioccolato, quando la ragazza chiede: «Svizzero?», e il ragazzo risponde: «No, Novi!», la ragazza se lo tolse finalmente dalle palle tagliandogli la corda e facendolo precipitare giù dalle Prealpi Varesine.
Cominciò un flusso selvaggio di immigrati napoletani che sbarcavano con Treruote Apecar anfibi travestiti da Smart sulle spiagge di Camogli, alcuni riuscivano ad entrare in Lombardia, ad altri, scoperti dai Pasdaran della lega gli veniva decapitato il mandolino trovato nel cofano. Uno degli avvenimenti più feroci fu la vi vivisezione di una pastiera ancora calda, mangiata mentre la famiglia veniva legata a una statua della “Madunina”, e ai bambini che piangevano, abituati a inzuppare taralli ‘nzogna (strutto) e pepe nel latte d’asina, veniva dato da mangiare del risotto allo zafferano, procurandogli choc anali (un bambino stitico può esplodere).
Non era difficile scoprirli alle frontiere, i furgoncini, anche se camuffati non erano color fango fognatura easy/Lapo, come i Suv-truck parcheggiati in via della Spiga a Milano, erano gialli, ma soprattutto azzurri e sul lunotto posteriore avevano dei cammelli di peluche con la gobba dondolante e la scritta “Forza Napisan”, che non era la réclame di un igienizzante ma l’acronimo di “Napoli Santa”.
La guerra contro gli sbarchi però era inutile, il pericolo veniva dall’interno, centinaia di partenomeneghini, di terza generazione erano cellule dormienti dei foreign fighters antilombardi, avevano nomi insospettabili: Duilio, Giangiacomo, Pier Alberto e donne che normalmente si sarebbero dovute chiamare “Carmela” e “Assuntina”, erano state dichiarate come Ginevra, Frida, qualcuna persino Genevieve, ma i cognomi condannavano etnicamente: Caputo, Scapece, Mastrantonio.
Una cellula sgominata aveva per capo un certo Ulderico che si era fatto cambiare il cognome Mastropeppe in Mastronzo,che faceva più “Bovisa”.
Gli attacchi cominciarono la notte prima dell’inaugurazione dell’Expo. Nuclei di terronisti  napoletani irruppero in un ristorante dei navigli e cantando “Torna a Surriento” spararono sulle Pizze bianche distruggendo una bottiglia di Cartizze da duecento euro (che però non era molto fredda). Poi irruppero in piazzale Accursio, al distributore Agip che ora si chiamava Garage Italia (ma sempre una vecchia pompa di benzina era) e costrinsero lo chef Cracco a friggere 10 kg di melanzane a funghetto, mentre la vecchia contessa Crespi Puttanini Gorgonsòla sveniva: le avevano servito una cotica di bufala con fagioli camuffata da Vol au catz all’alsaziana.
Contemporaneamente altri nuclei sabotavano i tram salendo senza biglietto, mentre alcuni entrarono al cinema Astra sventolando la tessera d’identità di Gabriele Salvatores “Nato a Napoli il 30 luglio ‘50”, facendo svenire Inge Feltrinelli.
Furono tutti catturati, una telecamera riprese una ciocca di capelli di una terronista che aveva fatto lo shatush in un centro estetico dei navigli, mentre un’altra reggeva un matterello fucsia di Giorgio Armani comprato alla Coin, e aveva fatto la colata alle unghie effetto “Frozen”: dovevano essere milanesi!
Il vecchio don Gennaro Scartiloffio, custode dello stabile di via Cordusio ventisette, disse: «Ma ande’tuti a caghèr’, sèm de’ Milan tuti, anca el Gigin D’Alessio! Sèm tuti terùn!»

© Francesco Di Domenico, 2016

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