Cronache dalla città [8] di Francesco Di Domenico

Acque/eau - M. Chiara Di Domenico Issoudun (France) (Collezione privata)

Acque/eau – M. Chiara Di Domenico Issoudun (France)
(Collezione privata)

MESSINA

Con un decreto del Consiglio dei Ministri, un giorno fatale lo stretto si chiamò: “Lo Stretto di Reggio”. Fu un emendamento a sorpresa di Giovanardi dopo essersi camuffato da Luigi Zanda, indossando una scopa albina come parrucca al posto dei suoi capelli da palafreniere. La notizia arrivò col traghetto di mezzogiorno, perché l’agenzia Ansa disse al suo corrispondente per la Sicilia di inviarla con la fibra ottica, e lui – cugino del Catarella di Montalbano – la spedì con un camion che portava le pezzuole degli ottici per pulire gli occhiali, garantite in fibra.
Il tumulto squassò la città facendo credere in un nuovo terremoto. Le massaie che stavano cuocendo lo stocco nella birra per l’assenza di acqua, corsero in strada a protestare, i mariti le rincorsero protestando anche loro: nella fretta erano uscite senza mutande e sullo stretto tirava vento. Per ritorsione il sindaco Accoriniti cambiò la dicitura dello stretto da Scilla e Cariddi in “Cariddi & Scilla”, e i traghetti partiti da Villa San Giovanni ritornavano in Calabria. Con un’altra ordinanza ordinò alle friggitorie di non fare più arancini a piramide, bensì  a conchiglia e di chiamarli Limonotti. Quindi emise un comunicato a nome dell’Organizzazione “No Ponte”, in cui vietava anche ai dentisti di costruire ponti, specialmente quelli in porcellana napoletana, simbolo dell’oppressione borbonica. Poi mentre stava vietando gli agnolotti in brodo di polipo lo rinchiusero in una struttura del Wwf per sindaci in via d’estinzione.
La Società Ponte sullo Stretto con una manovra a pupatella* si trasformò in una Sala Corse del Vaticano con la sede off-shore a Lipari, frequentata da Giovanardi, che ci giocava dovendo pagare gli avvocati per le numerose querele ricevute, tra cui l’ultima, quando aveva dato del ricchione al cane di Nichi Vendola, che aveva visto annusare il didietro di un altro cane.
Lo trovarono due guardie cinofile con lo sguardo al totalizzatore della sala corse del Vaticano: Santino era dato vincente nella quinta corsa, mentre Buongesù e Madonnamaremma soltanto piazzati. Diede fondo alle ultime risorse e puntò tutto su Buongesù: vinse venticinquemila dollari e si convertì alla religione panellenica e votò pure l’emendamento sull’adozione dei pinguini da parte dei trichechi.
Il sindaco, liberatosi con una liana dallo zoo dov’era rinchiuso ha proclamato  la Repubblica indipendente del Peloritano, facendo schizzare il prezzo dei peloritani alle stelle, subito dopo catturato da un commando di fruttivendoli è stato rinchiuso in un Ape car blindato.
L’accademia della Crusca ha accettato la nuova parola Peloritano, ma ha rifiutato il neologismo Repubblica, poco frequente nelle conversazioni a Messina.

* La manovra a pupatella fu inventata da Pulcinella quando la moglie entrò improvvida trovandolo a letto con una casalinga di Voghera e si travestì da suora del convento “Pie Adoratrici delle Trecce”)

© Francesco Di Domenico, 2016

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