Cronache dalla città [3] di Francesco Di Domenico

GENOVA PER NOI

Genova, esterno giorno.
Un lampo improvviso e un aspirapolvere a forma di zuppiera atterra in piazza De Ferrari; subito circondata da forze dell’ordine, istituzioni, sindaco in testa e curiosi. In un silenzio irreale si apre il portello e...tre persone si affacciano – che tutti si attendevano qualche forma antropomorfa, ma queste hanno aspetti di persone, magari non genovesi, ma quasi normali .
I clic metallici delle armi in dotazione alle forze speciali, puntati sulle figure apparse, fanno un rumore assordante e inquietante. Gli scrack delle Nikon sparano zoomate come i reporter al matrimonio della Marini. Gli operatori delle tv, nel tentativo di filmare in piano americano, alzano le Steadycam ad altezza bacino e in diretta tv viene identificata la marca delle mutande di Daria Bignardi, compreso un foruncolo che faceva punto cardinale sulla coscia destra.
Un terrificante rumore di ferraglia, un attimo dopo, scuote il silenzio apparente che si era ricreato, proviene dal moschetto 91del brigadiere dei vigili urbani in pensione Ugo Parodi Rossi Doria, detto “Il mesto alla genovese” per la tristezza con cui dirigeva il traffico all’incrocio di via Dante. Uscito di casa in pigiama mimetico e la coccarda dei “Cantunè per la Resistenza”(i Cantuné so’ ‘e vigili urbani), aveva portato con se anche il blocchetto delle multe, perché, astronave o catamarano, in piazza De Ferrari c’è divieto di sosta.
La folla viene invitata ad uscire dal perimetro dagli agenti, l’anziana contessa Rossi Doria Parodi, capisce di uscire “dal perizoma” e improvvisa uno strip come ai bei tempi, quando perdeva a poker in quegli attici di via XX settembre, subito rivestita da alcuni agenti della scorta di un’igienista mentale (abituati alla pratica).
Piove a Ventimiglia! La notizia diffusasi tra la folla crea lo scompiglio tra gli astanti perché “se piove a Ventimiglia a Genova diluvia”, e per effetto dell’inflazione i promoter cingalesi di ombrelli arrivano con i prezzi aumentati: cinque eulo (€ di Sry Lanka).
Il ragionier Liso Bruzzone, esperto di flussi finanziari e provvisto di un’ernia poderosa, di cui procrastina l’intervento chirurgico per usarla come strumento meteo, è arrivato in piazza con cinque ombrelli comprati durante la siccità del 2008 a un euro e sessanta, e tenta di rivenderli a quattro e cinquanta per battere la concorrenza dei corti sub-indiani, ma la perturbazione si sposta verso Sestri e il sole continua a splendere, mentre il crac finanziario costringe l’economista a suicidarsi lanciandosi dal marciapiede.
Gli infermieri delle ambulanze presenti sul posto lo aiutano a rialzarsi senza prenderlo a calci perché, per effetto dello spending rewiew sanitario, sono stati dotati di infradito bianchi al posto degli scarponi chiodati di vecchia ordinanza.
Il vice questore Ebete Mandolini, arrivato in ritardo perché impegnato a comprendere il messaggio arrivatogli sul cellulare che lo avvisava di “Arrivo Alieni a piazza De Ferrari”, e credendo trattarsi del nuovo allenatore del Genoa, si era fermato in un bar dei Carruggi per prendere un pezzo di fugassa inzuppato nel caffè e sfogliare la pagina sportiva del giornale, soffermandosi sulle parole crociate, dove alla frase “Forma non quadrata” – cinque lettere, aveva scritto: “Tonto”.  Arrivando in piazza e vedendo la folla, grida con veemenza: “Alè Genua”, subito rincorso con uno sfollagente dal questore che continua a chiedersi perché ha sposato la cugina di quest’imbecille.
All’apparire delle tre forme umane dalla macchina surreale, due assessori e un custode dell’acquario svengono. Il custode perché si era improvvisamente trovato di fianco la signora Fatina Boursette, che avendo smesso la dieta era lievitata fino a 140 chili e, per arrivare in fretta, aveva indossato delle mezze pinne fucsia di Dior, facendo credere al pover’uomo di aver dimenticato la vasca dei balenotteri aperta; gli assessori sono svenuti perché alla vista dei carabinieri un assessore sviene sempre.
Tre scozzesi in viaggio di nozze (che non sono una coppia di fatto più uno, e neanche un trio di fatto) alla vista degli individui apparsi dagli oblò della navicella, svengono anche loro e per rianimarli gli infermieri ricorrono ad impacchi di whisky prelevato dal bar sotto i portici. Il cassiere consegna lo scontrino del liquore immediatamente ad uno dei due assessori, rianimandolo a schiaffi: ha la delega al Turismo.
Gli scozzesi riavutisi confessano che non sono un trio di fatto; che avevano fatto il viaggio di nozze da soli uomini per risparmiare e che vedendo la navicella avevano pensato fosse il bus Glasgow – Sestri Levante con a bordo le loro tre mogli a scrocco.
Il sindaco, che della città rappresenta l’anima più profonda, costringe i tre turisti a pagare il whisky consumato e si fa dare anche due sterline ciascuno di sottoscrizione per un’alluvione prevista nelle Cinqueterre, nei prossimi due anni.
Un cane ebreo (si evince dalla coda circoncisa) viene preso a calci da un operaio del gas che riparava una condotta perché, nonostante sia sabato, si è strafogata la merenda del lavoratore a base di broccoli e salsiccia, con contorno di cipolla fritta.
La rabbia è sopravvenuta, non tanto perché gli è stato sottratto il panino, ma per la scoreggia post prandium del cane, che gli ha fatto credere in un’ennesima perdita di gas.
Il veterinario ebraico di Portofino, presente nella task force a scopo preventivo – i russi negli anni ’60 inviarono una cagnetta nello spazio, hai visto mai che gli alieni non avessero spedito una scimmia o un palestinese? –  per ritorsione cerca di circoncidere un cane a sei zampe dell’Eni e per sbaglio trancia di netto la coda dell’ermellino dell’antica contessa, che lo tramortisce con una borsetta antistupro, contenente un ferro da stiro.
La confusione comincia a prendere il sopravvento, in via Prè arriva la notizia che un’astronave israeliana sta preparando l’invasione di Genova in combutta con miliziani sampdoriani e che vorrebbero chiudere i genoani nella Striscia di Prè. Alcuni turisti marocchini, visto il disordine, disdicono la vacanza programmata e si dirigono verso Montecarlo, nel fare inversione con il loro Ape car limousine perdono un attrezzo per lavare i vetri e un narghilè elettrico per fumatori di basilico (che non provoca assuefazione).
Intanto i nuclei speciali della Polizia di Stato hanno fatto quadrato intorno allo strano veicolo, i Carabinieri invece hanno fatto rotondo, vista la morfologia circolare di piazza De Ferrari (e anche perché non hanno un geometra a portata di mano), quelli della Finanza, non sapendo cosa fare si sono seduti ai bar dei portici, ordinando dei Campari con scontrino. I solerti camerieri gli hanno servito lo scontrino direttamente nel bicchiere, infilato sul bordo (risparmiandosi la fetta d’arancia).
La tensione sale. I tre personaggi a bordo non emettono suoni che presuppongano una comunicazione, qualcosa che dia un segnale esplicito delle loro intenzioni.
Il sindaco sente gli occhi della città addosso, è stato eletto perché amministrasse la comunità e la difendesse come una famiglia. Prende tra le mani il microfono dell’altoparlante della polizia per lanciare un appello a questi strani ospiti. Il microfono è di uno sgargiante rosa e ronza: è un depilatore caduto dalla borsetta della contessa, la polizia la lega ad un palo di lap dance di una vicina discoteca.
A quel punto urla a voce, gesticolando: «Ehi lassù, si può sapere chi siete?». Un foglietto appallottolato vola giù, il vigile in pensione Ugo spara col fucile, il calcio nel rinculo colpisce il vice questore al capo che inizia a declamare versi ermetici di un poeta futurista di Ventimiglia. Sul biglietto c’è scritto: “Siamo una famiglia di sordomuti di Sanremo, siamo caduti giù dalla collina di Carignano con la nostra Fiat Duna – modificata da un cugino di Pininfarina – perché il nostro tom-tom ci indicava la via a voce, e nessuno la sentiva”.

© Francesco Di Domenico, 2015

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