Cronache dalla città [13] di Francesco Di Domenico

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LONDRA

Trenta minuti dopo l’uscita dall’Europa gli inglesi scoprirono che Nigel Farage era figlio di un bagnino di Polignano a Mare, tale Michele Farage, e che il suo vero nome fosse Nicola (“Nighèl” in bitontino arcaico) e lo cacciarono da Londra.
Poi l’epurazione “doverosa” – a detta del lavapiatti gallese del Cellarium café nella zona di Westminster subito promosso a maître – diventò sistematica, furono espulsi tutti i camerieri dei ristoranti alla moda, per cui si vedevano servire i porridge a tavola da scaricatori di porto di Hastings nel Sussex, che si infilavano le dita nel naso e ruttavano birra Peroni (comprata al mercato nero).

Al posto del maggiordomo francese al numero 10 di Downing Street arrivò un domestico scozzese di Glasgow, che era specializzato oltreché nella nobile arte dei maggiordomi british, in tagliaboschi e segaiolo, e Cameron dimessosi non ebbe neanche il tempo di fare le valigie che già s’era insediato il celtico col gonnellino – se ne accorse dai gridolini di gioia provenienti dalla camera da letto della moglie -: «Gwendy, sei così contenta di non essere più la first lady?».

Lo chef italiano di Elisabetta II, fu rinchiuso provvisoriamente nella torre di Londra, e William che gli era molto affezionato – per i panini con le cotiche di maiale marchigiano fritte, che lo chef gli dava di nascosto a colazione al posto delle uovette strapazzate e l’aranciata amara, insieme al bicchiere di Montepulciano – gli mandò la tenera moglie Kate a fargli compagnia (che buon sangue non mente: sempre figlio di Carlo è!), nonché per farle insegnare a cucinare un famoso piatto italiano “Two eggs in the pot” (due uova a tegamino) che la principessa replicava la sera per il real baby.
«Le dobbiamo preparare in camera da letto Willy, così mi ha insegnato lo chef…»
La regina andò su alcune furie (un Windsor non può andare su “tutte le furie”), e telefonò a Cameron: «Lei è un cretino!»
«Si maestà – rispose lo sciocco – l’ho capito quando ho sentito il nuovo maggiordomo ridere in camera da letto con mia moglie.»

La London Stock Exchange, la borsa inglese batté la sterlina al disotto della dracma greca, e sulle coste del Pireo masse di profughi inglesi con il viso annerito dalla cromatina delle scarpe tentavano di farsi accogliere spacciandosi per Bantù, un po’ più corti, scoperti poi da turiste italiane amanti dei viaggi, conoscitrici scientifiche delle proporzioni di quell’etnia africana e che gli facevano alzare il gonnellino per controllare, ricacciandoli in mare: «Via, pigmei inglesi!», le italiane sono affette da razzismo geometrico.

Il biglietto della metropolitana londinese passò da due sterline e venti a cinquanta lire, per cui tutti andavano in giro alla ricerca delle monete, spacciate al mercato nero da imprenditori napoletani a dieci sterline l’una.
Nella pizzeria di Franco Manca a South Kensington, alcuni pretoriani del Leave costrinsero il pizzaiolo a mettere della marmellata su una pizza marinara, ma furono presi e infilati nel recinto delle bufale che c’era nel retrobottega, e impararono anche a suonare il mandolino dopo aver cantato in coro “Mamm’ ‘e Surriento”, con la testa infilata nel forno.
Nei pogrom si salvò comunque Massimo Ranieri, che fu creduto cugino di Alberto II di Monaco (dalla camminatura un po’ ondeggiante).
Kate Middleton è incinta di nuovo.

© Francesco Di Domenico, 2016

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