Cronache dalla città [12] di Francesco Di Domenico

© Fausta Maria Rigo scrittrice/regista – Metro West side New York - 2014 Self portrait

© Fausta Maria Rigo scrittrice/regista – Metro West side New York – 2014 Self portrait

MONTECARLO

Un forte vento di maestrale sconvolse una placida mattina di giugno, veniva da nordest e fischiava con le erre mosce: arrivava dalla Francia.
Al Sass café, in avenue Princesse Grace, il barboncino bianco della contessa Vanilla Penojo di Mazzalunga, tenuto in braccio dal suo fidanzato, emise un piccolo latrato.
Pier Toro Turgido di Montania, playboy a cottimo che accompagnava il nobile puttanone, si spaventò a morte, tre giorni prima il canillo mefitico dopo aver scoreggiato come un Apecar albanese al party di compleanno della principessa Stéphanie, nascondendosi successivamente sotto il tavolo, gli aveva procurato una figura di merda: il cane aveva precedentemente rilasciato una petite diarrhée sur le canapé dove si era seduto lui col vestito di lino bianco delle Antille, confezionatogli da Islam Dior, un cugino tunisino di Christian, e i principi monegaschi lo avevano fatto cacciar fuori a pedate.
Pier Toro però conosceva bene i cani, da ragazzo era stato innamorato di una levriera svedese, ma la cagna incolore lo aveva tradito con un bagnino di Ventimiglia, tale Lupen Gian Ambrogio: quel latrato significava qualcosa.
Giù allo Sporting Club i Martini cominciarono ad agitarsi da soli, e qualche oliva rotolò nelle scollature di un paio di indossatrici dalle vesti a trenetta come le Viennetta Algida, scendendo fino alle porte di Orione (subito dopo il pube) e qualcuna gridò: «Ehi, sono farcita come una pizza marinara, aspetto solo che mi si addenti! Cos’è questo tremolio?».
Stava accadendo l’inenarrabile, le Ferrari parcheggiate a spina di pesce sul boulevard delle piscine, si ritrovarono a cazzo di cane (scusate, era per rendere l’idea) il parcheggiatore del viale, Tupin Mirabeau noto transessuale creolo, gridò: «Oh, che disastro, mi si sono spettinate le bambole, e adesso? Una poltrona Frau da diciottomila dollari scivolò dal terrazzo a pelo di zoccola* dal 36° étage dell’Hotel Putains à La Mer investendo in pieno un barcone di immigrati svizzeri che stava per essere salvato da una della corvetta guardia costiera monegasca Ranieri III (con inserti in oro). Nello spavento i due marinai che manovravano un’ancora di platino se la fecero scivolare in mare, subito recuperata da un gruppo di sommozzatori del pronto intervento di Cartier.
La profezia di Massimo Troisi si stava avverando: «Uah, vengono sempre a Napoli i terremoti? Signore, mandane qualcuno a Montecarlo!»
Un terremoto del terzo grado della Scala Baccarat/Caianiello (dal nome di Pier Gennaro Caianiello, che usava il tintinnio dei bicchieri per misurarlo) che aveva come epicentro il Café de Paris sconvolse la routine della città dorata, nulla fu più uguale, tutti i barboncini della costiera si cagarono sotto contemporaneamente, compreso il canillo della nobile troia con cui si accompagnava Pier Toro Turgido (etc.etc.) e che l’abbronzato playboy lanciò in mare, legandogli una pietra al collo (un diamante di due chili).
Dallo spavento Sua Altezza Serenissima, Caroline di Monaco, si spezzò un’unghia.

(* A “pelo di zoccola” sono detti molti terrazzi di Montecarlo, dove nobili fanciulle del bel mondo prendono il sole nature, sono senza ringhiera per produrre il brivido blu dell’imprevisto, infatti il più alto tasso di mortalità del principato è registrato dal numero di mannequin che volano giù dalle terrasses dei Grand Hotel; il nome viene dalla bassa erbetta sintetica di cui sono rivestiti, detti a pelo di zoccola per l’assonanza coi pube fintamente intonsi delle frequentatrici)

© Francesco Di Domenico, 2016

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