Corteggiamenti [5] di Alessandro Morbidelli

© foto di Alessandro Morbidelli

Isabella

Luca, otto anni, braghe larghe e moccio al naso, aveva chiesto consigli al nonno. Questi si era messo a ridere e l’aveva mandato via con un calcio nel culo. Era ancora arrabbiato con lui per via del vino bianco. Pisciare dentro quella mezza bottiglia tenuta al fresco non era stata una buona idea.
Anche se rideva, il nonno se l’era presa.
Si rivolse allora alla madre, che stava stendendo i panni dietro casa, ma anche lei era arrabbiata con lui. Per via del ritratto. A scuola gli avevano dato da disegnare il volto della mamma su un cartoncino bianco e lui aveva iniziato bene. Solo che a un certo punto il pennarello nero aveva spruzzato proprio in mezzo al foglietto. Lui l’aveva chiesto un nuovo cartoncino, ma erano contati. Così si era arrangiato, aveva colorato il volto di nero e in basso aveva scritto “mamma vista da dietro”.
Anche se vista da dietro, la madre se l’era presa. O forse se l’era presa per qualcos’altro. Fatto sta che era sempre incazzata. Nemmeno rispose alle sue richieste.
Se avesse avuto un padre a portata di mano avrebbe chiesto consigli anche a lui. Meglio di chiunque altro avrebbe potuto dargli una risposta, ne era convinto. Dopotutto se ne intendeva, per questo era fuggito con un’altra. Il babbo, le parole, le aveva trovate.
Così Luca era triste, non sapeva a chi chiedere. Seduto sul gradino d’ingresso del casolare, con la terra rossa tra le dita dei piedi e sotto le unghie troppo lunghe, si guardava intorno cercando risposte. Trovò soltanto polvere e Lilly, mezzo bracco e mezzo diavolo, con un osso in bocca.
Infine si ricordò di Costanza, che abitava in paese, vicino alla fonte. La raggiunse correndo. Le ciabatte di plastica gli ferirono i piedi. Si mise ad aspettare insieme a un ragazzo con la barba strana, a pelo di culo, come diceva suo nonno dei giovinetti. Poi uscì Berto, il bracciante del Vallato. Faccia rossa e sorriso vispo. Il ragazzo rimase appena cinque minuti. Infine toccò a lui.
La signora bionda dai seni grandi gli disse che poteva usare sole, cuore, amore e tanti infiniti tipo baciare, carezzare, amare, ma anche sognare, sperare, partire.
Luca si disse che era troppo semplice. Aveva bisogno di qualcosa di meglio. Non era convinto.
Costanza gli suggerì allora di prendere spunto da quel che aveva intorno. Cose di ogni giorno, insomma. Poi lo mandò via, ché per altro era ancora presto e fuori c’era gente che aspettava.
Tornò a casa sconsolato. Sedette di nuovo sul gradino. Si guardò intorno per l’ennesima volta.
Polvere. Lilly con l’osso in bocca.
Sorrise.
E l’indomani mattina, quando a scuola si trovò di fronte Isabella, le consegnò il suo messaggio, un cartoncino dallo strano ritratto con scritto “Isabella vista da dietro”. La parola mamma cancellata a croce, il nome Isabella scritto sopra, tutto storto. E poi il messaggio, quello vero, dall’altra parte del cartoncino. Diceva “come la cagna ama l’osso, io ti amo a più non posso”. Lei lo mise da parte e non lo perdette mai.

© Alessandro Morbidelli

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