Corteggiamenti [11] di Alessandro Morbidelli

© Innamorati, Stefania Morgante

© Innamorati, Stefania Morgante

Ninetta

Cara Ninetta,

giacché la battaglia imperversa lontana, oltre Gorizia, mi è possibile scrivervi queste righe con il conforto che vi saranno recapitate senza indugio, visto che sono ancora in territorio italiano e che ci muoveremo da questo paese piccolo che si chiama Goletta di Pistrozzo soltanto l’indomani. Che benedizione al soldato è la posta! Che beneficio dolce è coricarsi la notte con il conforto di notizie liete da poter consegnare al messaggero! Notizie di vita che continua, di scontro lontano, di speranze recondite! Ma è anche una maledizione quando le novelle di ritorno non sono altrettanto benevole, ma addensano foschie sui sonni che tardano a venire. Ninetta mia, mai rispondeste a nessuna delle mie missive. Le spedii insieme a quelle per i miei cari che di rimando mi hanno scritto parole di conforto, come mia madre Antonietta che mi ha rassicurato sulla salute dei nonni e su quella di mio padre Giancarlo che ormai non ci vede più. Eppure a voi scrissi parole ben diverse, memore di quella domenica prima della mia partenza. Il giorno in cui vi invitai a casa mia, Ninetta. E voi veniste. Eccome se veniste! Ricordo come il giorno della prima comunione quel vostro sorriso amorevole come ricordo il vostro gesto d’intesa. La gioia! Ninetta, con la gioia mi riempiste il cuore! Vi invitai ché mia madre Antonietta aveva appena sfornato le cresciòle di polenta. Quante ne mangiaste, Ninetta mia. Quanta felicità era nascosta nelle vostre gote, mentre il mio cuore avvampava d’amore. Quanta tenerezza nel vostro nascondere le mani unte, mentre il mio sangue ribolliva per voi. Un bacio, vi chiesi, Ninetta, e non me lo deste. Infinita fu la gioia per questa vostra risposta in cui lessi serietà e promessa e stimolo a me stesso per uno scopo alto e nobile che fosse portarvi fino all’altare del Cuore Immacolato di Maria, Ninetta mia. Questi pensieri mi hanno tenuto vivo, anche se la battaglia non è vicina. C’è comunque lo sconforto delle notti solitarie in paesini di montagna, il freddo e la promessa di una guerra che ha da venire. Ninetta mia, se solo ripenso a voi io rimango lucido anche se da lontano sento l’eco delle bombe. Eppure mia madre Antonietta mi ha detto di avervi vista salire sulla motoretta di Renato Recchia, a cui non è stato consentito partire per via del petto non idoneo alla divisa da soldato, e che lui guidava. Che beffe di me si fa il Destino, Ninetta mia! Quanto tempo trascorsi in gioventù a tormentare il povero Recchia. Quante volte lo rincorsi e lo battei sulla schiena e sulla testa! E ai giochi della gioventù lo schernii per le dimensioni assai modeste che la natura gli fornì, non soltanto nel petto. Ecco, adesso, a lui è concessa la motoretta e non la mitraglietta, con voi. Spero di tornare, Ninetta mia, per chiedervi in sposa. Un moto di sconforto accompagna i miei pensieri. Domani partirò e non so se mi sarà concesso di leggere una vostra risposta. Tuttavia dovete sapere che la prima domenica del mese, mia madre Antonietta fa sempre le cresciòle di polenta. Ho chiesto alla santa donna di farvi entrare e di riempire il vostro piatto, vi piacciono così tanto. Vi pregherei soltanto di non andarci insieme a Recchia, per salvaguardare un minimo l’onore. Se volete, potete portargliene in un sacchetto. Soltanto una, però.

Con amore.

Sauro

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