Capi d’imputazione [4] di Nicoletta Vallorani

Da web

IL CAPO D’ARREDAMENTO

È alto, magro ed essenziale come i numeri che ama tanto esibire. In gioventù, avrebbe voluto diventare medico, ma poi il “fattore umano” lo ha spaventato, inducendolo verso la strada più rassicurante della statistica in vari modi declinata. Anche la matematica gli pareva infatti, nella sua dimensione teorica, troppo filosofica e dunque sdrucciolevole. E l’ultima cosa che questo tipo di capo si sente di fare è sdrucciolare. Non gli accade più da quando camminava a quattro zampe, e perciò la teme come qualunque manifestazione animalesca.

Le sue formule espressive più riuscite sono le presentazioni in .ppt inzeppate di tabelle e cifre. La SmartArt lo mette in difficoltà perché tende a essere multiforme e colorata, e questo è disdicevole. Di norma, arriva subito al vertice di ogni piramide professionale, senza passare da alcun grado intermedio, non per doti professionali ma per il solo fatto di esistere. Il senso delle riunioni che convoca consiste non tanto nel dibattito, che considera una pratica primitiva e del tutto superata, quanto nella comunicazione di istruzioni dettagliate, che egli si aspetta che il volgo accetti con molti punti esclamativi e considerevole ammirazione. Le rare volte in cui questo non accade, i membri insubordinati della riunione vengono prontamente puniti e la rivoluzione è sedata nel sangue.

Coltiva interessi culturali che sono in realtà strategie per raccogliere informazioni (sulle cose e sulle persone, quelle poverette che ambiscono a essere creative). All’apparenza, non è affascinante né respingente, non pare gay ma neanche eterosessuale, non si comporta da corteggiatore ma neanche da estraneo. È, a tutti gli effetti e nel poco interessante ambito delle relazioni affettive, del tutto confrontabile a un oggetto di arredamento, non di quelli che ami, ma di quelli che dimentichi in un angolo dopo averli acquistati con molto entusiasmo: essi stanno al tuo appartamento come questo capo sta alla vita reale, con la plausibilità di un calcolo fatto su un foglio excel.

Anche quando si arrende e cambia mestiere, a questo capo piace pensare di averlo fatto di sua volontà, e solo perché il contesto professionale in cui si trovava non aveva la capacità di apprezzarlo. La sua psiche esce del tutto intatta da qualunque fallimento, semplicemente perché il semplice concetto di fallimento è per lui inaccettabile.

© Nicoletta Vallorani, 2018

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