Cani e padroni di cani [7] di Sandra Giammarruto

Aurora sogna

Alice si alzò da tavola, gettò i resti della colazione nella spazzatura, sciacquò la tazza e decise di darsi una mossa. Il volo era alle 12:30 e, prima di andare in aeroporto, doveva chiudere casa, riscuotere la caparra, passare a prendere Cinzia.
La sera prima aveva fatto tardi. Andrea le aveva chiesto di non partire. Alice non aveva risposto nulla. Il suo “Ti amo” l’aveva messa in imbarazzo.
Cinzia, come promesso, non la fece aspettare.

«Andrea?»
«Non viene, ci siamo lasciati.»
«E come l’ha presa?»
«Non bene.»
«Ti ha chiesto di rimanere?»
«Sì.» Sorrise Alice.
«Non era il tipo giusto per te.»
«A te non va mai bene nessuno.»
«Non è vero, Luca… »
«Luca è un cretino.»
«È anche ricco sfondato.»
«Certe volte sembri mia madre.»
«Certe volte le madri hanno ragione.»
«Hanno ragione da quando sei rimasta incinta.»
«Se avessi ascoltato mia madre adesso non sarei una balena.»
«Sei bellissima.» Le disse Alice guardandola negli occhi.
«E non aspetterei un bambino da uno stronzo sfigato che non vuol saperne nulla.»

Cinzia infilò il cd dei Subsonica nel lettore e cantarono Aurora sogna a squarciagola, come sempre. Alice tamburellava sul volante, guidava lentamente, soffriva il distacco. Il paesaggio le entrava negli occhi. Avrebbe voluto essere uno di quegli alberi lungo il viale, alto e forte, con la chioma che si agitava nel vento. Invece, si sentiva come un barattolo che rotola lungo un marciapiede in discesa.

«Alice, te lo ricordi il viaggio a Londra?»
«Certo che me lo ricordo.»
«E quando siamo scappate dal pub senza pagare, te lo ricordi?»
«Cristosanto!»
«Quante birre avevamo bevuto quella sera?»
«Che cosa avevamo in testa? »
«E Firenze e Dublino e Praga… Alice, che diavolo ci vai a fare da sola, lì?»
«Sopravviverò.»
«Non c’hai pensato abbastanza.»
«Quando mai abbiamo riflettuto abbastanza su qualcosa, Cinzia?»

Si guardarono e sorrisero entrambe. In aeroporto si salutarono con un lungo abbraccio, tra la gente, tantissima, che sfrecciava da una parte all’altra. Poi, Cinzia le fece l’occhiolino e Alice con le mani nelle tasche dei jeans, s’incamminò verso i controlli di sicurezza, con meno energia, rispetto ad altre volte. Sfilò la cinta dai pantaloni. Tolse anelli e orecchini, svuotò le tasche dagli spiccioli. Mise tutto nella cassettina di plastica blu, compreso il pacco di sigarette e un filo di paura.

© Sandra Giammarruto

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