Cani e padroni di cani [14] di Sandra Giammarruto

Solo un attimo

È un sabato pomeriggio. Le giornate hanno iniziato ad allungarsi.
Luca ha le dita infilate in un pacchetto di patatine. Chiacchiere e risate scomposte circolano tra i tavolini del bar, alle sue spalle.
La cameriera si avvicina. Lo fissa con dolci occhi azzurri. Luca ordina una birra.
– Bevi perché ti ha mollato la ragazza?
– No.
– Allora, bevi perché non ce l’hai la ragazza.
– Bevo per poterti guardare – dice e le guance gli si infiammano.
La cameriera sorride.
Luca ha le mani nelle tasche dei pantaloni macchiati di grasso.
– Ti ho visto in officina, quella all’entrata del paese, lavori lì?
– Ogni tanto.
– Vatti a fare una doccia. Stacco alle nove.
Luca torna verso casa. Apre la porta. L’aria dentro è viziata. Dalla cucina arrivano, secchi, i colpi di tosse della madre.
– Dove sei stato fino a quest’ora?
– Ho fatto un giro. – Luca conta le bottiglie sparse sul pavimento.
– Le sigarette?
– Ho dimenticato di prenderle.
– E adesso, come faccio? La madre si strofina il collo.
Luca si inumidisce le labbra. – Smetti di fumare – dice.
– Cosa?
– E già che ci sei smetti di bere.
– Cosa diavolo intendi dire?
Luca allarga le braccia. – Quanti anni hai, mamma? Cinquanta, sessanta?
Gli occhi della madre si spalancano in un’espressione allucinata.
– Lascia perdere. – Luca si volta per andare via. Lei gli afferra il braccio.
– Ricordati che vivi dentro casa mia, ricordati che ti ho messo al mondo io!
– Sei ubriaca.
– Sei come tuo padre.
Luca distoglie lo sguardo dalla faccia della madre.
– Perché non mi dici quello che pensi, eh?
– Lasciami il braccio. – Luca ha gli occhi lucidi, ma tiene la testa alta.
– Pensi che si sia ammazzato a causa mia, vero?
– Mamma finiscila.
– Sei un vigliacco, ecco cosa sei.
La urla della madre percorrono in lungo e in largo tutta la casa. Parole che pesano nell’aria.
– Basta. Stai zitta!
– Lui si è ammazzato perché era incapace di affrontare la vita. Non gli bastavo io, ma non gli bastavi nemmeno tu.
Luca piange.
Lei esplode in una risata irrefrenabile. Stridula. Troppo lunga.
È un attimo. Un solo attimo. Luca afferra la bottiglia vuota di gin e la colpisce forte in testa.
Vuole vederla piangere. Almeno una volta.
Il corpo della madre si riversa all’indietro, sul divano.
Lacrime di sangue le colano giù per la faccia, senza interruzione.
Luca è immobile. Riesce a stento a respirare. Con le gambe che gli tremano, esce di casa. Inizia a correre.
Luisa, la cameriera, è con le spalle alla porta del bar. Controlla per la terza volta l’ora sul cellulare. Stronzo pensa e va via.

© Sandra Giammarruto

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