Briciole per i passeri [2] di Katia Colica

©Lavavetri di Katia Colica

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Il mostro mangiatore

“Ho il foglio. Mia mamma ha il foglio e pure mia sorellina ha il foglio. Noi tutto a posto, noi regolari”. È la prima cosa che Harun mi dice mentre lo scorgo al semaforo sotto il sole estivo che gli invecchia la vita. Avrà dodici anni e qualcosa, una forza da adulto, due occhi da bambino e il suo foglio, ma certo. Confonde il lavoro con la scuola, li mescola assieme come in una poltiglia di doveri da ragazzo grande: la mattina va a lezione, il pomeriggio lava i vetri alle auto di passaggio, la sera studia ancora e nel frattempo aiuta la mamma a cucinare, rassettare e imparare la lingua italiana. “Ché lei esce poco, non ha amiche; e se non impara veloce l’italiano succede che per lavorare non la vuole mai nessuno”. Così Harun diventa anche un piccolo maestro.
Si vergogna della sua quinta elementare, cerca di spiegarmi come può che anche se non va ancora alle medie lui è bravo, ma bravo davvero: le maestre sono contente, ha tutti otto.
Ma in questa terra straniera è arrivato tardi e qualsiasi cosa qui va di fretta: la scuola, la gente, anche le auto vanno di fretta mentre lo lasciano piantato lì, con lo straccio bagnato in mano. Qualcuno, se va bene, lo ignora; molti lo cacciano anche in malo modo. È un piccolo gigante dentro la sua età: un metro e sessantacinque ed ecco che pare quasi adulto; così nessuno si accorge della fanciullezza che stenta a cedere il passo, dell’infanzia che rimane lì, aggrappata all’esistenza di stenti che questo tempo gli ha lasciato in eredità. Ma non ci bada granché, Harun, e quando qualche automobilista avvia i tergicristalli per non farlo avvicinare al parabrezza con un gesto che mi ferisce lui diventa maestro anche per me, come in una vocazione tutta sua che chissà da quanto lontano deve arrivare. Mi spiega come vanno davvero le cose con un paio di frasi, insegnandomi tutta l’arte della salvezza: “Vedi, i tergicristalli sono le antenne del mostro mangiatore. Devo fare in tempo a tirare via le mani altrimenti – il mostro mangiatore dico – potrebbe staccarmi via le dita, o tutto il braccio se del caso. Invece se io riesco a pulire il vetro, se solo io faccio veloce, ecco: la navicella potrà arrivare sulla Luna, il pilota salverà il mondo e il mostro mangiatore sarà sconfitto”.
Non osare sfidarlo, mostro mangiatore, non ti azzardare. Harun ha già vinto.

©Katia Colica

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