Bipede a quattro mani [9] di Raffaele Rutigliano

Balena, illustrazione di Mecenatelab

LEI BALENA

Vivo in un corpo di balena.
Sbuffo, mi rigiro sui fianchi.
Di notte mi manca l’aria. Vado in tachicardia. Sudo freddo.
Vivo in una stanza al primo piano di una casa in affitto. Non è mia, è dei miei zii.
Loro sono magri, vivono in un corpo di pinguino imperatore. Hanno casa e case. Questa stanza è loro. Me l’affittano per trecento euro mensili.
Vorrei abitare nella pancia di una balena. Ma una balena non può vivere nella pancia di un’altra balena.
Nella mia pancia, di balena, potrebbe entrarci quasi tutto. Non di certo armi. Sono contro ogni forma di violenza. Le balene non sono violente, sbuffano solo quando devono fare il ruttino.
Ma una balena soffre, di solitudine. Non conosco altre balene. Solo tonni, crostacei, merluzzi e ogni tanto vedo da lontano qualche salmone, quando mi avvicino alla terra ferma nei pressi di una foce.
La mia stanza ha di tutto, ogni confort possibile e istituzionale. Lo Stato mi passa il minimo per poter continuare a fare la balena. Il minimo sforzo per un po’ di plancton.
Non ho la possibilità di scaricare nulla se non acqua per mezzo dello sbuffo, neanche le spese sanitarie. Quelle sono a mio carico, quindi altro peso su peso, tanto, a essere balena, a mettere altri pesi addosso non mi costa nulla in termini di salute, quella già è poca.
Soffro di tachicardia. Ok.
Ogni tanto qualcuno vuole catturarmi, con l’arpione di Foyn.
Io mi difendo a colpi di forcine, mi faccio bello/a, allungo la coda e li mando a cagare.
Ché il cesso a casa mia (è una stanza, ma pur sempre casa mia) è minuscolo. L’acqua scarica bene come anche tutto il resto, compresi gli antipatici o finti profili da spiaggia. Sono i profili fake sui social, non sono di Genzano di Lucania né di Lacerenza. E per ricordarmi mi auto-invio una mail, e anche se ho auto-ricevuto una mail, devo ricordarmi di associare l’evento al calendario: quando controllare le mail.
Perché ho da associare la parte logica a quella cellulare, ché le balene sono grosse, mica hanno un cervello che si ricorda tutto, hanno un cervello pigro, pigrissimo, troppo grosso per cervellotizzare.
Chissà se troverò la balena della mia vita. Andrebbe bene anche una balena polistrumentista, che mi suoni la chitarra o il flauto traverso. Io adoro il clarinetto, come quello che suonava mio nonno balena nelle feste di paese insieme a tutta la banda.
Il mio sogno è di vongolare a nozze in un baleno, e magari pronunciare il mio “sì” davanti a una foca vestita da Elvis.
Ciao (sbuffo).

© Raffaele Rutigliano, 2015

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