Bipede a quattro mani [7] di Raffaele Rutigliano

© ph. R.Rutigliano

ERA COME UN BAMBINO
Il mondo aveva i denti e con quei denti poteva morsicarti in qualsiasi momento. (Stephen King)

Era come un bambino che aveva contemplato, fino ad allora, il mondo a lui conosciuto.

Lo guardava da varie angolazioni, poi smise di farlo.
Cambiò casa, città, paese, continente, pianeta.
Non si risvegliò mai perché non si era mai addormentato. Ricordava.
Quello che una volta era il suo corpo, lo vedeva cullato tra un’onda e l’altra.
Non faceva caso al resto, ma capiva che non sarebbe stato più parte di lui.
Non per incuria, per fame, per sete, per pestilenza, ma per la sola voglia di vivere lì, su un punto indefinito della cartina geografica, lontano dalle bombe, dalla guerra, dagli sconfitti, dai vincitori, dai morti. Altri morti.
Sempre a scappare, ché poi se non lo fai sei già morto in partenza. Che se hai anche una minima speranza, scappi lo stesso, e se non lo fai, è perché sei fottuto.
E l’età non conta. Non conta avere un’identità, professarsi per questa o quella religione. Che sia uomo o donna, bambino o bambina, e perché no: cane o gatto.

Era un bambino che aveva visto troppo, fino ad allora, il mondo a lui sconosciuto.

Lo guardava attraverso una televisione, quelle ancora con il tubo catodico. Da quella cornice guardava i capolavori dell’arte moderna, le grandi città occidentali o orientali, le ex colonie. Guardava questi quadri fatti di colori e luci accecanti. Provava a toccarli, li toccava. Gli bastava allungare l’indice ed era lì, proiettato attraverso i fili, le antenne del mondo. Non sapeva ancora leggere e scrivere, non sapeva che i sogni potessero anche essere raccontati, ma da altri, non per mano sua. Perché lui era lì, con gli occhi spenti, con il cuore pieno d’acqua, con le mani aperte, palmate, per trasformarsi in pesce, per correre le correnti e raggiungere la terra ferma dall’altra parte.
Dall’altra parte.
Esserci, dall’altra parte.
Ma sappiamo che, pesce o non pesce, quel bambino non è riuscito a svegliarsi dal sonno. Ha vinto la paura, ha vinto la forza dell’incredulità di tanti mila occhi che guardano, osservano senza fare, come dietro alla vetrina di un acquario, oppure i pesci in mostra nella boccia di vetro siamo proprio noi, che increduli e senza ossa pensiamo di essere più coraggiosi di un bambino seduto in fondo al mare.

© Raffaele Rutigliano, 2015

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