Bipede a quattro mani [6] di Raffaele Rutigliano

"Umorismo in nero", Episodio "La cornacchia" di Giancarlo Zagni, con Alida Valli e Folco Lulli

“Umorismo in nero”, Episodio “La cornacchia” di Giancarlo Zagni, con Alida Valli e Folco Lulli

LA CORNACCHIA
All’amico scomparso Giancarlo Zagni e alla sua Cornacchia del ’65

Spesso, ultimamente, ho l’animo straziato. Non capisco il motivo per cui si diventa meno di un’ombra, che almeno sai che c’è, è lì, la guardi… Noi, come quelli che avendo una veneranda età non hanno la forza di affrontare le giornate da ventenni, abbiamo la passione per le carte, i libri, le passeggiate in giornate assolate; contrariamente, ci ritroviamo messi da parte, dimenticati da tutto e da tutti. Siamo inutili.
– Ah, sì, i nonni non li sento da Natale, saranno vivi, immagino.
Non mi sorprenderebbe che la voce di mio nipote si soffermasse sul calendario gregoriano, anziché sui tempi del cuore o sulle crisi di allontanamento. Lungi da loro.
Natale/Pasqua: forse il tempo più breve. Poi, Pasqua/Ferragosto, i compleanni vari e di nuovo Natale. E intanto i mesi passano. Ogni giorno è un nuovo traguardo dell’età sulle cellule facciali, le mani sempre più aggrinzite e ossute.
La forza di andare avanti, di vivere, quella sempre meno. La pensione, uno scherzo sociale che fa ridere anche i muri dei vicini svizzeri. Il gatto, Isma, è già morto di fame, l’ho seppellito l’anno scorso. Ma ancora ho nella testa quel pianto, quel miagolio sottile per un po’ di cibo. E’ una tortura che mi merito, solo, in questa casa, e solo con il mondo fuori, che mi ignora.
Non ho la forza di portare questo corpo claudicante al di là della ringhiera, avrei bisogno di aiuto, di un complice nel dolore, ma sono single pure in questo. O meglio vedovo. Da quando mi è morta Tina tiro avanti giusto per.
Dove sono finiti tutti i sacrifici di una vita, le mortificazioni subìte, le lacrime non versate per non darla vinta ai padroni. Mi ricordo che per andare al gabinetto dovevamo chiedere la chiave al capo reparto e impiegare un tempo stimato in non più di tre/quattro minuti, altrimenti la catena di montaggio si bloccava, e se ciò accadeva una sirena avvertiva l’immediato licenziamento.
Sono convinto che i tempi non siano così cambiati, forse oggi si lavora con più diritti, ma nessuno è rispettato. La sirena esiste ancora.
Colori, bandiere, Fiom, sindacati, poteri morti, partiti per scommettitori di cavalli, tutto un circo per dilettanti e noi la viviamo da telespettatori, perché, se ci pensate, succede solo in TV, mica a casa mia. Qui ci sono solo io, la foto di mia moglie e un telefono a cornetta che non è più bollente. Una volta questa casa era un’isola felice, la domenica tutti attorno alla mamma a preparare i biscotti, a schiaccare le formine sopra la pasta, prima lavorata, poi stesa con cura.
Ora se quel telefono dovesse squillare, spero sia  sorella Morte che viene a prendermi. Mi farei trovare di tutto punto con indosso l’unico abito della domenica, rigorosamente nero, le scarpe ben lucidate, i capelli brillantinati, e il sorriso in volto. Solo in questo caso sarei davvero contento di vedere qualcuno che aspettavo da tempo, da tanto tempo.
Ecco che all’improvviso una cornacchia si poggia sulla ringhiera del balcone di casa mia.
Mi avvicino per osservarla.
– Ehi tu!
La cornacchia parla.
– Vorresti un’opportunità? Ho da proporti uno scambio.
– Sì, ascolto.
– In cambio della tua vita posso darti quella di un altro.
– Ma io voglio semplicemente morire.
– Non morirai veramente, continuerai a vivere la vita di un altro, non ti accorgerai neanche del cambiamento.
– Mhhh… non ne sono convinto, cioè, mi stai dicendo che continuerei a vivere non accorgendomi di essere morto?
– Esattamente, ma in cambio avrai una vita, dove non ti mancherà nulla: soldi, donne, auto, barche, avrai tutto.
– No, grazie, preferisco tenermi queste rughe, sai, sono piene di ricordi, le ho conquistate con gli anni e difficilmente le scambierò per una vita diversa. Poi, vedi queste mani? Con queste mani… con queste mani ti…
Mi scaravento sul volatile immobilizzandolo. Con solo una mano gli tengo capo e collo.
L’uccello ha gli occhi sgranati. Lo porto in cucina. Con la mannaia termino il lavoro.
Se proprio dovrò morire, sarà di sicuro per indigestione, e lenta.

© Raffaele Rutigliano, 2015

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