Bipede a quattro mani [23] di Raffaele Rutigliano

© artwork by R.Rutigliano

LODI LODI COLLODI

Lodi lodi Collodi, sfascia corone, stacanovisti, carte bianche per sfollati, paesi di trincea, tinderiani mezzi koala col cazzo dritto, rane storpie, e lì mi fermo. Su tinder si scopa come nel mare, nel mare ci sono i pesci morti. Nel mare c’è lo spazio, nel mare non c’è più nessuno.

Se non muori non esisti, se non esisti non puoi morire, se sì due volte e sei il messia, redento con ortodontica panoramica su una Palermo rosalica. Svastike imperfette col viva Salvini e si salvi chi si salva, chi può lo faccia per non tardare il compleanno in seno al fischio d’inizio, che se il treno non passa non è colpa del macchinista ma del ritardo accumulato sulla Fiumicino- Muratella, I work at Muratella, I live in basso Lazio, bugia, il capo vive nel basso ventre di balena, ammmiraglia e non dà ordini, non si piega se non senza schizzi sui muri, balenotteri indefessi e convinti di apparire a luce spenta per mpm brillare di luce propria, ovvero per via di una vernice fosforescente che non detiene diritti illuminanti.

Che la si faccia in dua la vita la si lavora prima di un sinistro, certo, perché prima o poi capita pure a te, e ti rechi dall’avvocato per combinare l’impiccio, ma l’avvocato ti manda dicendo che queste cose non le fa, ma poi chiedi aiuto e l’altro capitano non sente, perché sta ostricando a Gallipolli bevendo un Negro d’Avola.

Io ci credo nei miracoli, perché sotto Ponzio Pilato, non c’era il pilotto, c’era solo un dio che invisibile dava la caccia a tutti. “Convertiti”, diceva, che se non lo fai ti faccio impalare come un verme, ché poi i vermi non si impalano ma l’uomo verme sì, si autopunisce dei peccati per assolvere il nome, defunto sì, ora, ma sempre per finta, perché non è stupido, fa finta di essere stupido per dire a tutti che il concetto principale è sempre lo stesso, che chi crede in sé fa per tre, uno e trino.

Io mi regolo sempre sui cucchiaini, se tre o due, di più non reggo. Non me bastano i giorni e le ore, mica bruscoli, ma il giocare coi sassi, coi tappi, quello sì mi manca.

Sento sempre anche se fingo d’essere sordo, perché chi non ascolta è bugiardo, nega per non dire, per non esser fatto uomo sotto vostra interferenza.

Non ho ancora settant’anni, voglio arrivare a settantacinque che rivoglio l’anonimato, impossibile a vedersi figuriamoci a desiderarlo.

E finisco con il leggere di mongolfiere, nuclei in copertina, cellule bulimiche e tutto ciò che non è più un solo e unico orso vero.

Ora sono davvero stanco perché per creare devi essere simile al quadro sopra riportato (una tipica giornata da antiqualcosa), perché domani Paul is alive e sta andando in qualche posto con indosso qualcosa di diverso, di nuovo. ASAP con amour.

Viva Verdi.

© Raffaele Rutigliano, 2018

 

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