Bipede a quattro mani [16] di Raffaele Rutigliano

© ph. R.Rutigliano

LA TERRA

Ha occhi neri. Questa terra respira. Sogna. Si dimena per sopravvivere, poi si riaddormenta, stanca.
Lo ricordo, sa?
Lei mi rimproverò appena rientrato in città, ebbi la fretta di passarLe accanto indifferente. Era di luglio, la notte era fioca, la luna di circostanza.
«Dove pensa di andare, Lei?»
Mi voltai.
«Chi? Io?»
«E chi altri? Guardi, quegli anzianotti non più settantenni sa quanto hanno vissuto, loro?»
Feci i conti seguendo le fasi lunari di un istinto improvvisato. Azzardai la risposta:
«Un milione di volte.»
«Loro sono sempre lì, non vanno da nessuna parte. Non accennano un gesto isolato, sono armonia dell’armonia, per non ritrovarsi, se non per perdersi e altrove. Seduti a sorseggiare una birra, a parlare di sostentamenti, di politica, di reversibilità, perché la loro è una vita irreversibile a parole. E se fossero svaniti, così, da un momento all’altro, tutti se ne sarebbero accorti, le strade, la barista dagli occhi a mandorla, la vita, la gloria dei nullafacenti, che oltre a non fare non osano neanche in morale. La solitudine di una stirpe che rumoreggia con una cannuccia tra i denti e il tintinnio degli spiccioli in tasca. Ma la terra, sì, la terra se ne sarebbe accorta.»

Raffaele Rutigliano, 2017

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