Bipede a quattro mani [15] di Raffaele Rutigliano

© illustrazione di R.Rutigliano

QUANDO SONO NATO

Quando sono nato mi hanno detto che la vita è bella.
Quando sono nato mi hanno battezzato per liberarmi dal peccato originale.
Quando sono nato mi hanno cresciuto con i giochi, le risate, la gioia.
Quando sono nato mi hanno detto che studiando si poteva avere da grandi un buon lavoro e guadagnare tanti soldi.
Quando sono nato mi hanno detto che il nemico era l’uomo nero.
Quando sono nato mi hanno detto di dire sempre NO, grazie.
Quando sono nato non mi hanno detto tante cose.

Ora mi ritrovo adulto e con una realtà diversa. Non so dire ai miei figli: La vita è bella. Perché i figli li ho fatti in quanto sposato, mi hanno detto che era normale così.
Mi hanno anche detto che il Nazismo è stata una brutta bestia e non si sarebbe mai più ripetuto. E poi si parla di Aleppo e rivendicato trucemente in una mostra ad Ankara.
Tutto quello che mi è stato insegnato o detto è in realtà il contrario di quello che è.
Mi sono chiesto se questa non fosse la realtà vera, se tutto fosse stato inscatolato in un gioco di ruoli e il mio fosse quello della semplice pedina.
Non accettare caramelle dagli sconosciuti. Magari le avessi accettate, allora.
Meglio esser nato nel fango, meglio essermi sporcato le mani, la faccia, con la polvere delle strade, esser diventato sordo per il rumore delle bombe sui palazzi, avere lo sguardo perso.
Sinora si è pensato impossibile che fosse vero. Si metteva in dubbio tutto perché succedeva lì, non qui. Perché qui abbiamo appena fatto l’albero e si pensa a quando battezzare il piccolo.
La nostra casa è forte, sopravvive ai terremoti. “Ce l’hanno buttato di ferro e cemento quando l’hanno costruita” mi diceva il vicino. Quindi la mia casa sopravviverà a tutto.
Potrò dormire sogni tranquilli nel mio comodo letto, nella mia stanza, perché ho una stanza tutta mia, dove ci dormo solo io.
Sono pieno di amici virtuali, non mi scomodo per nulla, tranne che per recarmi al lavoro. Lì ci vado poi col treno superveloce.
Il mangiare, poi, non è un problema, mangiò ciò che mi pare, non amo particolarmente le verdure e non mangio le olive.
Tutto è come mi era stato detto, raccontato…. Forse quando sono nato mi hanno raccontato una favola tramandata ai miei dai loro vecchi. Forse sì.
Ma non riesco ancora a capire perché riempirci la testa di fandonie, quando là fuori girano i cani pronti a sbranarci vivi.
Mi viene in mente solo il nuovo romanzo di Gianni Tetti, Grande nudo, edito da NEO. Edizioni. Non vedo altre realtà possibili o più reali di quella.
Forse davvero i cani sono gli unici rimasti lucidi. Per salvarci, da veri “angeli”, ci sbranano mordendoci alla schiena e tirando via la carne.
In questo secolo non c’è nulla di nuovo che non sia già stato detto, tramandato o provato. Non esistono neanche le idee, il genio è figlio orfano di un dio inesistente. Le stragi, il marcio, il brutto che abbiamo attorno è la normalità dell’essere oggi nel genere umano.
Troppa fatica è risultare felici in un contesto come questo e nessuno si prodiga a farlo.
Il mondo si evolve, ma l’uomo no.
Ne resteranno solo gli scheletri che qualcuno ripescherà dal sottosuolo, etichettandoli come resti dell’Homo demens demens.
Ma la cosa che mi fa più paura è continuare a dire a mio figlio che Babbo Natale esiste.

© Raffaele Rutigliano, 2016

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