Bipede a quattro mani [14] di Raffaele Rutigliano

 

LA MORALE DEI PESCI

Anche i pesci hanno la loro morale, seppelliti tra le stelle fluttuanti dello spazio, in un non so dove, cercando di rincorrere lune e pianeti circolanti e luoghi interdetti. Là la luce è lontana dalla luce. Solo i pesci sanno che la lontananza è il ricordo di quella luce, quando la luna si rispecchia nei loro mari. E sotto il segno di queste stelle si vigila l’odierno, si sogna il futuro che verrà. Non si gioca col passato, con la perdita dei cari, e ti sposi in un paesino con la luce riflessa su ogni superficie, che frantuma gli atomi della materia grigia delle cose, ma nessuno può ritornare dal “prima”. Allora aspetti che qualcosa di davvero improvviso si manifesti, che i genitori ritornino ad abbracciarti, a rincarare la dose d’affetto che manca da anni. Ma tu sei lì fermo, che guardi altrove, con la patina di tristezza nello sguardo, con la lacrima pronta ma inerte alla facciata di felicità, perché quel giorno è unico, sì per lei ma non per te, perché sai cosa manca, cosa non torna, cosa non tornerà mai più. E speri di non trovarti lì, ora, speri di trovarti altrove, in un luogo lontano chilometri, forse lì nello spazio, tra le stelle, nella costellazione dei Pesci. Perché le stelle si abbracciano, brillano nel buio, custodiscono il tempo, l’energia dei luoghi, le facce disegnate dalle comete. Poi c’è chi porta anelli come Saturno, collane come Giove, per tornare tra le stelle a rincontrare i cari.

Io ci andrò presto, lo sento. Me lo disse pure un tedesco, una volta, d’estate. Ma questo tempo tra le facce amiche me lo godo, che poi tra le stelle ci starò un’eternità.

© Raffaele Rutigliano, 2016

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