Bipede a quattro mani [13] di Raffaele Rutigliano

© artwork by R.Rutigliano

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LIFE

– Inizierò un nuovo progetto in solitaria: “LIFE”. Incrocio le dita.
– Life? (S.Morgante)

Sì, è quella cosa della gazzella che ti svegli la mattina e inizi a correre, che poi vedi il leone e continui a correre, e continui a correre, correre, ed entri in una grotta, ti rintani, ti barrichi dall’interno e inizi a pensare alla sopravvivenza, costruisci una zattera, perché in realtà sei su un’isola. Ma poi devi uscire dalla grotta e scavi un tunnel. Scavi e ti ritrovi ad aver scoperto una vecchia città Inca, è tutta d’oro, ma l’oro è pesante da trasportare, le colonne d’oro, i frontoni, le strade d’oro. Il cunicolo è troppo stretto per non più di una persona, tu, l’hai scavato tu. E ritorni indietro. Il leone è andato a dormire. Allora esci dalla grotta liberando l’ingresso dai massi. Fuori è buio, anche gli altri animali dormono, tranne tu e alcune civette sugli alberi. Ti guardano con occhi spalancati e fa freddo. Inizi a spingerti in una direzione per uscire dal verde boschivo. Non hai clessidre, segui una sola stella, quella più bassa che quasi interseca l’orizzonte. È l’unica che passa attraverso gli alberi, ha una strada visiva completamente libera. Decidi di correre, fa freddo, lo sai. Ti riscaldi, i muscoli si sciolgono, sei veloce, più del sole al tramonto. Allora esci dal bosco su una radura, è una prateria, con una casetta in legno e tanti tulipani attorno. Arrivi alla casetta e non c’è nessuno, ma il camino è acceso e la tavola imbandita con una minestra calda, un buon vino e due candele. Mangi e decidi di fermarti per la notte. Il letto è comodo. Le scarpe le lasci sul pavimento, il catino ha poca acqua, la utilizzerai l’indomani mattina al risveglio per lavarti. Chiudi gli occhi, dormi, russi. Non “I Russi”, ma tu proprio russi che neanche le porte chiuse ti fermano, il tuo trombone risuona per l’intera isola, sveglia tutti gli animali che vengono a cercarti, ma per uno strano gioco del destino non escono dal bosco. Non conoscono la strada d’uscita, loro sono lì e non escono da quel perimetro. Non ci sono aperture. Tu hai seguito una stella, una luce lontana tra cielo e terra, a contatto con il mare e tutti gli abitanti delle sue profondità nascoste. Che forse la stella non era altro che la luce delle due candele, ma fin troppo flebile per attirare l’attenzione da così lontano, allora era il vento che ti portava la lucina, accompagnandola delicatamente sulla stretta linea della vita.

E la zattera? Non l’hai mai costruita, nelle grotte c’è solo roccia. ]

Questo è un articolo brutto brutto, nato da un post ambiguo e finito in un posto strano, su un’isola lontana, non quella di Arturo, e neanche quella di Saramago, lì non ci sono balene, non ci sono barriere coralline, non c’è acqua. C’è solitudine, come il mondo che gira nella mia testa, piena di abitanti e abitantesse, di oche e odesse, di animali colorati, cosmo pavoni e senza iatture. Il mare lì non è fatto d’acqua, è un qualcosa che circonda e protegge, per tenerti lontano dal mondo reale, per non farti vedere il mondo reale, dove qualunque cosa tocchi ti fai male, ti ferisci. E il sangue cade a fiotti, che neanche l’onda del mare cicatrizza. Lì non sei nessuno per definizione, perché lì ti indicano già come un “catalogato” e secondo regole ben precise perché scritte e tramandate nella giustizia di un dio innocente, nato in una grotta fatta stalla. E quel bambino che tanto si vuol proteggere non sei tu, figlio mio, perché per te è previsto un mondo malato, dove le differenze di colore, sesso e religione la fanno da padrone, dove non potrai crescere se non senza le cure imposte dal sistema.

L’unica cosa che mi sento di dirti è che quando sarai nato ti sveglierai una mattina e inizierai a correre, che poi vedrai il leone e continuerai a correre, correre, ed entrerai in una grotta…

© Raffaele Rutigliano, 2016

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