Amori di merda [3] di Roberta Lepri

 

©foto di Gaia De Luca

©foto di Gaia De Luca

Aprimi

Dovevate vederlo, come piangeva.
Non è facile abituarsi all’idea che ti piacciono quelle come Consuelo. Quelle, quelli. Né carne né pesce, è il sesso della terra di mezzo, neanche il mondo fosse diventato una storia fantasy. Eppure è il modo giusto di pensarla, quella terra lì, quel luogo inesistente del piacere. I trans.

Io la vedo tutto il giorno e dal mio punto di vista è una donna come le altre, solo più caramellosa. Fatta di amore, tesoro e tettone. Immense, gonfie, tese, terribili tettone, che anche un frate ci vorrebbe affondare dentro la barba. Che male ci può essere, come tornare a chiedere il latte alla mamma. Se ne hanno così tante di tette un motivo ci sarà.

Mario la prima volta è venuto qui con il suo nome anonimo, l’Ipad nuovo su cui segnare gli appuntamenti e infatti aveva segnato anche lei e aveva scritto cliente estero. Che poi era la verità. Solo che il cliente era lui. E anche estero, dal punto di vista di lei.

Consuelo, colombiana come la droga diventa droga velocemente e per tutti. Consuelo ha qualcosa in più. Il pacco, lo chiamano qui. Qualcosa di terribile che agli uomini italiani li fa impallidire a pensarlo e poi impazzire ogni volta che tornano a casa e mormorano mio dio cosa ho fatto. E intanto si eccitano e fanno felici le mogli.

Chi sono io per giudicare, sarei l’addetto al perdono e ormai sono morto da un sacco di tempo, mi hanno pure imbalsamato per fare miracoli e anche le prostitute mi tengono in bella mostra attaccato al muro, vicino al comodino e agli attrezzi del mestiere. Chi sono io per giudicare e infatti non giudico, dal mio punto di vista queste cose sono così lontane. Io sto qui e osservo. Punto.

La prima volta Consuelo ha fatto la donna, lei non insiste mai per quella cosa tanto spaventosa. Poi Mario è scappato. E dopo due settimane esatte, zac, è tornato. Come Giuseppe, Francesco, Antonio, Marco. Come tutti. Lei si esercita nella dolcezza, è tenera e con quel vocione cavernoso e tenero fa vibrare pure la mia immaginetta. Loro la sconfiggono come fosse un drago. Lei sorride gentile.

Io però l’avevo capito che Mario era diverso. Lui era più trans di lei. Trans amoroso. Un finto duro che faceva piangere moglie e amanti – così freddo e distante, preso solo dagli affari – e che era fatalmente inciampato nel dettaglio ingombrante di Consuelo, l’uomodonna. Era stata quella cosa lì a fargli perdere la testa. Lei non aveva chiesto, lui aveva solo suggerito cautamente, e Consuelo, remissiva come sempre, aveva detto con voce timida: -Proviamo, se non ti piace smetto subito-.
E lui era diventato rosso, aveva abbassato lo sguardo e con una voce sottile sottile aveva detto: -Sì-.
Il tono era quello di una sposa all’altare.
Poi aveva goduto gridando aprimi Consuelo, e quindi pianto e poi era fuggito. Da manuale, come tutti gli altri.

Tornerà, era stato il pensiero di Consuelo. E stavolta era tornato dopo una settimana soltanto. Con un mazzo di rose rosse. Perciò lei aveva iniziato a preoccuparsi. E lui aveva segnato un cliente estero alla settimana, aspettando con il cuore in gola ogni venerdì. Aveva scoperto di amarla un lunedì notte, quando sua moglie aveva allungato una mano e lui era corso in bagno a piangere.

Innamorato di una terra di mezzo. Qualcosa di totalmente nuovo da conquistare e che voleva solo per sé.

Adesso gli amanti si mandano sms, c’è tutta questa cosa nuova, ai miei tempi era diverso, Consuelo quando leggeva i messaggi era sempre più preoccupata. Ti amo, ti amo. Voglio dire, un conto se uno te lo dice a letto, o sul tavolo o sul lavandino del bagno o contro il muro. Ma così a freddo, si lamentava Consuelo con le sue amiche, così è troppo.

Mario deperiva, non dormiva. La moglie cominciava a sospettare, ad indagare. C’era un’altra, ormai era chiaro. Mario era terrorizzato e felice, si confidava con Consuelo e faceva progetti. Vedrai che capisce e mi lascia. Ho iniziato a lasciare tracce apposta.

Infatti è stato così. Lo ha lasciato. Consuelo è partita in un piovoso mattino veneto. Lei non vuole guai. Non vuole l’amore che non può avere, solo la gioia che può dare. E quella dura al massimo un’ora.
Lui è impazzito. Come piangeva e come sbatteva alla porta, gridava aprimi, aprimi Consuelo. Me lo hanno detto gli altri che sono restati a casa, ancora appesi vicino al comodino.
A me invece mi ha staccato dal muro e mi ha messo in valigia. Prima però mi ha anche dato un bacio.
Sono un santo fortunato.

 

 

 

©Roberta Lepri

1 Comment

  1. Adelaide J. Rispondi

    ROBERTA SEI GRANDE . IL TUO PEZZO È RICCO DI Vita verità è tanto altro CHE MI risulta IMPOSSIBILE ELENCARE. LEGGERTI È SEMPRE INTERESSANTE

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