Alexanderplatz, Berlino, 23:59 [11] di Margherita Sgorbissa

© ph. M.Sgorbissa

BERLINO È IL CRUCCIO SULLA LUCE

Berlino è il cruccio sulla luce. Ognuno si ritrova a rincorrerne un po’, un grammo, uno scorcio. Un’alba rubata al grigiore dell’inverno, quando pedalando oltre l’Oberbaumbrucke, dalla Sprea arranca una sfera di fuoco opaco. Il riflesso è uno schiaffo di calore in mezzo al gelo, sembra di sentirlo stridere in mezzo all’umidità che cede al grado sotto zero e si fa ghiaccio.
È tutto un ruotare attorno alla luce. D’inverno, aggrappandosi alle sue rare apparizioni, all’angolatura della latitudine nordica, che fa inclinare i riverberi in un effetto atipico, superbo. D’autunno, quando la stagione inghiotte i minuti e divora l’epilogo luminoso del giorno, portandosi via i colori, gli odori e anche il più timido segno di vivacità. Si piomba nella non-luce. Una nebulosa grigia che sa di buio, anche se buio non è. Una sensazione bagnata e stagnante, che non fa filtrare alcun chiarore. Una cupola di isolamento, il sole sempre al di là.
Poi la morsa si allenta. La primavera si riprende i minuti persi, ridisegna il finire di ogni giornata, restituendo uno dopo l’altro i minuti luminosi al tempo della rinascita. Di luce ognuno ci si veste. La si indossa su ogni centimetro di pelle, si balla con lei addosso, attorno, lasciandola sgorgare dagli angoli spigolosi di questa città che, in fondo, alla luce rimane sempre vagamente ostile. Quasi che Berlino, nel suo manto d’estate, risultasse volgarmente esposta, tutta scoperta, sotto riflettori che ne dipingono un’effimera adolescenza.
Nella luce sboccia l’illusione di un perimetro meno tagliente. Una città di limiti indefiniti, di strade larghe e cieli alti. Si vive in funzione del momento che riaccende l’interruttore e ridà colore all’incidere del tempo. Una magia che non smette di rinnovarsi. Ci si riscopre vivi, senza età sotto la luce estiva di Berlino. Invincibili. E’ un attimo, prima che quell’abbaglio sfiorisca nella sua durata eccessivamente breve.
Berlino è il cruccio sulla luce. Ognuno si ritrova a custodirne un po’, nella malinconia di una mancanza impossibile da soddisfare. Il cruccio di un allenamento quotidiano nel riuscire a scovarla anche in fondo al più tetro degli asfalti invecchiati.

© Margherita Sgorbissa, 2017

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