Alexanderplatz, Berlino, 23:59 [3] di Margherita Sgorbissa

©foto di Margherita Sgorbissa

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Legno umido, odore di marijuana, profumo da uomo, fumo passivo. Il ritmo ipnotico dei quarti, la mia testa non smette di ondeggiare a tempo. Siamo spalla contro spalla, io e l’estraneo d’occasione che respira questo mattino fresco, di musica e morbidezza. Siamo sincronizzati, inspirando la nicotina e sputando fuori giochi di fumo che si intrecciano, profetizzando il contatto delle nostre dita. Ha un profumo di bucato appena steso. Questo cielo sopra Berlino è il mio desiderio in forma sublime. Il Suicide Circus al mattino è un luogo al di fuori dello spazio e del tempo che racchiude i peccati, le voglie inespresse e la dipendenza dalle cose belle della vita. La magia si compie quando la notte si arrende e lascia che le luci del giorno ci risollevino dal torpore del buio. Le dita sulla console si muovono dando forma all’atmosfera: la musica ci rende uguali, fratelli e vicini. Quando il passaggio di tempo e di melodia sorprende le nostre orecchie, l’armonia esplode. Alziamo le mani e ci muoviamo come se avessimo studiato da sempre la nostra coreografia imperfetta. Siamo un muoverci unico e complice.
Butto giù pochi millilitri di Jägermeister che corrodono la gola ma carburano la disinibizione, così mi trovo sulla pelle il calore del mio compagno di danze. Abbiamo gli occhi negli occhi, la luce dell’alba tutt’attorno, nelle vene il ritmo di un mattino conquistato. Cristallizzo questo momento nella testa, che rimane il paradigma della mia infatuazione per questa città, capace di unire frammenti umani al di là di ogni distanza.
Posso reinventarmi. Davanti ogni nuovo sguardo mi racconto e nego ciò che fino a un istante prima ho detto d’essere. Un gioco di maschere, in cui la fantasia si confonde con la libertà di potersi ingannare. E non devo chiedermi scusa per essere una e mille, nessuna o tutte.
In questo mattino persino la musica ha un modo più puro di riecheggiare. Come fosse una confidenza per pochi.
Non ha importanza se ieri ho lasciato me stessa inerpicarsi su piramidi di certezze, oggi metto da parte la coerenza e senza andare in fondo ad alcuna logica lascio che la mia bocca si congiunga con quella dell’estraneo che mi balla affianco. Trovo nuvole e ciliegie là dentro, fermentate nella gioia di una notte che ci ha reso vincitori.
Poche ore più tardi mi lascio accecare dal sole, Berlino scorre intatta fuori dal finestrino, le mie gambe nude toccano il rivestimento consumato dei sedili della S-Bahn. Un cappuccino per far tacere lo stomaco e poi a casa a godermi il sonno. Chiudo le tende come quelle del mio sipario privato, in cui anche questa notte ho recitato una parte fuori copione.

© Margherita Sgorbissa, 2015

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