Alexanderplatz, Berlino, 23:59 [2] di Margherita Sgorbissa

foto di Margherita Sgorbissa

foto di Margherita Sgorbissa

Sono seduta al tavolo del Cafè Zebrano, a Ostkreuz. Fuori il tramonto ha sfumature espressioniste. Qui al Nord l’inverno è sempre in anticipo, qualcosa a cui devo ancora abituarmi. Berlino in autunno è come una cartolina. Il tappeto d’arancio che rimane a terra dopo la notte sembra l’effetto di un vaso di vernice rovesciata e l’aria umida sa di natura che decade. Il compromesso della latitudine con la longitudine fa sì che la luce filtri con un’inclinazione d’eccezione, dilatando i riflessi e riempiendo di rosa i riverberi del tramonto. Quando il buio scaccia prematuro il giorno amo rintanarmi in un cafè di Friedrichshain, dove gli arredamenti non hanno pretese e l’atmosfera si cuce perfettamente addosso al mio bisogno di riparo. C’è sempre un profumo di zuppa calda, una luce soffusa che lascia l’aria in penombra e una musica che va a ritmo di ogni mio stato d’animo. Le grandi finestre danno l’impressione di essere ancora all’aria aperta, lasciando entrare l’ultimo sospiro di luce.
Ripenso al discorso di ieri con Luca, regista italiano in visita da Londra. La necessità di costruire una vita a cavallo del mondo, senza dover per forza trovare un luogo da chiamare casa, semplicemente la voglia di vivere lo spazio come fatto di tanti porti dove lasciare che i pezzi di sé si arricchiscano.
Amo Berlino per la capacità di attrarre i viaggiatori, non solo del corpo, ma anche della mente. Uomini e donne che in questa città hanno trovato la materia prima della loro ispirazione o semplicemente un riparo temporaneo per il loro modo d’essere. Una meta toccata da personalità eccentriche, che spesso ho avuto la fortuna d’incontrare.
Così Berlino mi appare come una marea dal flusso mai uguale, un moto che rinnova la mia tensione alla vita. Trovarvi dentro piccoli tesori inesplorati è la sfida alla quale vado incontro giorno dopo giorno, una sorpresa che sa svelarsi da sé, talvolta scartata nei punti giusti.
E resto qui con la mia tazza calda fra le mani a immaginare come a Natale quale sarà il regalo che questa marea mi porterà domani.

© Margherita Sgorbissa, 2015

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