Alexanderplatz, Berlino, 23:59 [9] di Margherita Sgorbissa

© ph M.Sgorbissa

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DI GIORNI PLUMBEI E LUCI NASCOSTE

Piove da quattro settimane e faccio finta che la cosa non mi tocchi. Ignoro la difficoltà di vivere immersa nel grigio, in un’aria costantemente bagnata e gonfia d’umidità. Berlino è così tremendamente autentica quando indossa questa stagione, che è difficile non amarla – nonostante la resistenza del suo colore unico.

I marciapiedi sono coperte di foglie gialle, contrasto sfacciato con la sfumatura circostante. Invidio la lucentezza di un sole brillante, il suo riflesso che finisce fra i rami quasi spoglie e il cielo azzurro senza la minima sbavatura. Quei colori trasparenti che un autunno fresco, vagamente ventoso e pieno di sole sa portare in dono.

Non riesco tuttavia a lamentarmi di questo tempo perché mi ricorda la mia prima volta in città, a novembre di sette anni fa, quando varcai timidamente la soglia del mio sogno e trovai l’espressione distratta di una città piena d’incanto. Questo grigiore, le foglie a terra, l’aria plumbea e l’inconsueto silenzio mi riporta indietro con non poca nostalgia a quando mi innamorai di questo perimetro urbano che, quasi senza muoversi, mi smuove ancora come fosse la prima volta.

La nostalgia del sole è un patrimonio di sangue che mi porterò dietro per sempre, a meno che non finisca a vivere in un qualche meridione del mondo. Sto imparando a conviverci, immaginando la luce laddove spesso è difficile visualizzarla. So che per esempio ci sono due occhi verdi sempre pieni di sole che si addormentano e si svegliano accanto a me, illuminando ogni mio singolo giorno. C’è un sole nei risvolti positivi della mia vita, nelle mie vittorie, nella gioia di ritornare sul binario di un lieto fine.

Io conservo la speranza di un autunno ancora da scoprire, che dia l’ultimo soffio di vita a quelle foglie morte, per godere degli ultimi istanti di una natura ancora per poco presente.

Domani inizierà un nuovo capitolo. A un’altra altezza, ad alt(r)o rischio, a prova di quella personcina che ero quando ho messo piede qui circa un anno fa. Un respiro profondo, gomiti alti per lasciare fuori ogni ingrediente sbagliato, testa ad altezza di superficie, quanto basta per non soffocare, né volare troppo alto. In cuor mio sogno che vada bene. Di raggiungere quell’obiettivo di progressione e orgoglio, miglioramento ed equilibrio che mi sono prefissata.

Addormentati vicina, con la tua pelle contro la mia, altrimenti stanotte non dormirò.

© Margherita Sgorbissa, 2016