6 cose impossibili prima di colazione [1] di Anna Martinenghi

spazzolino

IL TESORO DEL TUO SORRISO

Ho imparato a lavarmi i denti grazie a mio nonno. E al Re Sole.

Anche mio nonno si chiamava Luigi e anche se non aveva un XIV stampato sulla maglia, resta il supereroe della mia infanzia. Lui ha levato le rotelline alla mia bicicletta, medicato le ginocchia orfane di quelle stesse rotelle, mi ha insegnato i nomi delle piante e l’importanza di saper lavorare con le mani e pensare con la propria testa.

So che non è così per tutti, ma io ho avuto per nonno un Babbo Natale quotidiano, un adulto schierato sempre in mia difesa, con la passione per la storia e la Settimana Enigmistica.

«Quattro orizzontale: scoprì la penicillina. Sette lettere.»
«Non lo so nonno, ho solo cinque anni.»
«E invece dovresti. Prima si moriva per stupidaggini: un taglio, infezioni da niente. Quest’uomo ha salvato la pelle a un sacco di persone.  Ringrazialo ogni volta che sentirai nominare il suo nome.»

Grazie Alexander Fleming. So che il premio Nobel te lo sei meritato alla grande.

È così che sono cresciuto: procedendo in verticale e orizzontale, fra i racconti di mio nonno Luigi, cancellature e correzioni, molte risate e qualche scapaccione. Qualcuno, non tutti, me lo sono pure meritato. Non ero un bambino tranquillo e rispettare le regole non era di certo il mio forte.

«Ti sei lavato i denti?» mi chiedeva il nonno ogni volta che dormivo da lui.
«Certo!» rispondevo, sapendo di mentire.

Nonno Luigi mi allungava uno dei toscanelli che si concedeva sempre dopo cena, permettendomi un paio di boccate che finivano puntualmente in sonori colpi di tosse.

«Bene, ora li rilaveremo insieme. Come si deve al tesoro del tuo sorriso.»

Li chiamava così i denti: il tesoro del tuo sorriso. Da lì, davanti allo specchio, con gli spazzolini spalmati di abbondante Pasta del Capitano, iniziava la storia di Luigi XIV detto il Re Sole.

«Devi sapere che Luigi XIV fu un re potentissimo. Il suo regno durò oltre settant’anni. E alla tua bella età, Luigi era già re.»

«Un re di cinque anni?»

«Esatto, caro mio. Un re talmente potente da paragonarsi a Dio nella figura del Sole. Un re che portò il suo impero al massimo dell’espansione. Oltre a combattere guerre, litigare col Papa, sconfiggere nemici, fare accordi politici e avere un gran numero di donne e di amanti, il Re Sole si circondò per tutta la vita di opere d’arte meravigliose. Fu lui a far costruire la reggia di Versailles e per questo ancora tutti lo ricordano. Eppure, nonostante questa gloria e potenza, il Re Sole soffrì moltissimo di mal di denti, come quasi tutti i suoi contemporanei. Per molti anni fu un re senza denti e aveva un maggiordomo incaricato di sminuzzargli il cibo.»

«Gli davano gli omogeneizzati?»

«Eh, una specie. Quindi ricordarti, ogni giorno quando ti svegli, di quanto sei fortunato nel poterti lavare e curare i denti. In questo sei un uomo ancora più potente del Re Sole.»

È così che ho imparato a lavarmi i denti e a sentirmi una persona molto fortunata. Grazie ai due Luigi: mio nonno e il Re Sole.

So di possedere un tesoro: il tesoro del mio sorriso.

Ah, per la cronaca: il Re Sole morì a quasi settantasette anni per via di un’infezione da cancrena alla gamba. E poi non ditemi che Alexander Fleming il suo Nobel non se l’è meritato!

© Anna Martinenghi, 2016

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