21 grammi sulla pelle [6] di Viola E. Miller

Felice Casorati, «La donna e l'armatura», 1921

Felice Casorati, «La donna e l’armatura», 1921

VIOLA

Per Michael era ancora pomeriggio ma il buio colse la stanza. Le pareti alternavano riflessi da strada al rosso del mozzicone che si spegneva. Era l’ultimo a trasudare dalle labbra di Michael. Le sigarette le fumava come se baciasse Viola, mordendole il labbro superiore e pungendosi la lingua con entrambe le arcate: la smorfia di finto dolore che la mente e il corpo scoprivano essere la delizia di quel ricordo. La posizione della testa seguiva sempre il movimento di lei mentre la barba non fatta le pungeva il viso. Anche lei aveva la sua delizia, il suo piccolo tormento. Le lingue seguivano il flusso indefinito del loro corpo. Attorno tutto si muoveva, loro restavano immobili nel bacio, rinnegavano l’assenza. La penetrazione era solo il residuo di un bacio troppo lungo o appassionato. Nei rapporti si ricorda il bacio più grande e duraturo, il resto sono solo delucidazioni a quell’amplesso come immagini di guerra. Sul campo non resta che sudore e liquidi.
Le tende tornarono a essere fittamente chiuse.

Viola faceva la puttana. Sapeva farla con tutti. Non con Michael, con Michael era diverso. Con lui faceva l’amore. Quegli stringimenti allo stomaco li aveva solo con lui. Con gli altri ripeteva il copione da marciapiede fatto di monosillabi impastati: “Ah! Sì! Ah!” Così.
Così come? Come non mai, come nelle favole sciocche che si raccontano ai bambini per spaventarli, per non farli addormentare.
“Sarà l’ultima volta, lo giuro.”
E ogni volta era la prima. Come la prima della prima, e la prima ancora: incredibilmente provata per le ripetute menzogne che amava raccontarsi. Perché l’amore veniva prima della prima volta, cioè l’ultima.

Una sera un cliente l’ha presa a schiaffi lasciandole il volto livido.
“E che ci racconto ai carabinieri? Quelli mica sanno, mica scommetono su di me, sulla Viola che fa la puttana, quella dal volto tirato per il freddo in strada?”
La verità è che Viola non si piaceva affatto. E questo è tutto. Viola, Violet, Violetta per alcuni, era sempre la puttana all’angolo del Black Jack, vicino la strada che l’accompagnava di notte.
Sognava di fare l’attrice, di recitare in un film, una parte anche piccola. Come piccola era lei. Esile. E con un sogno di celluloide in tasca.

Viola E. Miller, 2015

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