21 grammi sulla pelle [5] di Viola E. Miller

Gustave Courbet - Woman with White Stockings

Gustave Courbet – Woman with White Stockings

ACQUA

“Mi sorprende ciò che guardi, con quali occhi. Tutto in quei gesti smodati che il cuore scalpita prima di diventare invenzione di una vita perfetta, in un momento perfetto.”
Pierre guardò Sophie.
Il momento perfetto: l’istante in cui lui era lì, e lei piegata a bagnarsi le caviglie nella Senna con la grazia di una ninfa.
Le parole non le arrivarono. Era abbastanza lontana dal non sentirle.
Lui non si oppose alla distanza, restò sulle sue. Amava guardarla da dietro. Prenderla da dietro, bloccandola, e infilargli il pene dritto in quella fessurina francese.
Ci giocava con la fantasia, si uniformava ai movimenti delle donne che fissava.
Lei era solo una delle tante.
Sapeva fare l’amore a modo suo, le faceva vestire e spogliarsi sotto sue indicazioni. Spesso gli ridevano contro.
I suoi inizialmente erano tutti approcci metafisici, concettuali. Gli servivano per capire chi avesse davanti.
Amava il contatto con l’acqua, e quelle caviglie immerse nel fiume gli facevano immaginare una penetrazione frettolosa con l’acqua che gli scorreva tra le gambe, e che fosse di tipo fluviale o urina giallognola non gli importava. L’immaginava così: un corpo che prendesse la forma che lui desiderava, che sottostesse alle sue voglie, e in questo caso un corpo acquatico, liscio, bagnato.
La pulsione aumentò e non riuscì a restare fermo. La raggiunse. La strattonò con forza.
Aprì la patta e la penetrò alzandole la gonna.
La gente attorno iniziò a urlare, invocando l’intervento delle forze dell’ordine.
Lui prese coscienza di ciò che stava per accadere e le venne subito nel sesso.
Poi, spinse la ragazza nel fiume. Il corpo si adagiò come abbandonato a sé, e scappò via come un ladro.
La sensazione del liquido caldo nel corpo bagnato gli restò addosso. Aveva in mente sempre quella scena, quel momento prima di distanza poi di fugace piacere.
Sophie non la vide per giorni, pensò pure di allontanarsi dalla città quanto prima. Ma l’ossessione di tornare da lei era assai forte. Gettarsi su quel corpo liscio, che non si opponeva. Ché come l’acqua non aveva reazione. Tutto le scivolava addosso.
Nei giorni a seguire Sophie continuò a recarsi in riva alla Senna e a bagnarsi le caviglie. Quel gioco improvvisato le piacque e oltre alle caviglie iniziò a immergersi sino in vita, per toccarsi il sesso, per avere gli stessi sussulti del rapporto velocemente consumato giorni prima, e questo premendo con le dita sul clitoride. E sempre immersa nell’acqua.
Pierre la scrutava a debita distanza. Poi, all’improvviso, Sophie decise di spingersi al centro del fiume. Il letto della Senna era calmo.
Pierre scattò in piedi e seguì il camminare lento di Sophie. I passi furono pochi che già la figura di lei scomparve sotto il filo d’acqua.
Si tuffò. Anche se non c’era nessuno nei paraggi sentiva addosso gli sguardi della città, forse per la paura di dover scappare nuovamente.
Pierre afferrò la ragazza. I corpi si muovevano come in una danza lenta. La corrente li spinse più avanti. Quando emersero Pierre si accorge di essersi allontanati per più di un centinaio di metri. Erano distanti e ben nascosti dagli sguardi della città. Si sentì così libero che la baciò mentre le teneva il capo. E continuò  a baciarla sino a che non riprese i sensi. Ma lei non volle ritornare in acqua, prese Pierre per mano, lo ritrascinò nel fiume.
Si sciolse la camicetta bagnata mostrando il seno e accarezzando con l’indice il capezzolo sinistro. Con la mano destra prese Pierre per i capelli e gli tirò il capo facendo combaciare le sue labbra con il capezzolo.
Pierre iniziò a leccare tutto intorno, mentre con le mani si faceva strada perché il sesso le entrasse dentro.
L’acqua ancora una volta divenne loro complice, conservando i corpi come protetti nel liquido amniotico, lontano da tutto e tutti quegli sguardi che una città incantata dovrebbe abolire.

 © Viola E. Miller

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