21 grammi sulla pelle [27] di Viola E. Miller

foto estratta da Pinterest

CARTA, FORBICI, SASSO

Frizione, odore, carne, pelle, cemento, plastica, carta, forbici, sasso.
Facevano l’amore per ore. Piano. Non arrivavano mai a termine. Perdevano gli istanti mancandosi per finzione, si infuriavano. Svenivano per finta, per davvero. Per perdersi. Quello era il senso. Si amavano. Sino allo sfinimento. Usano candele profumate, pietre di fiume per levigare la pelle. Ogni strato dello spirito voleva giungere a quello superiore. A quello del fermarsi dopo essersi guardate negli occhi. Ogni amplesso era puro istinto. Lei giornalista, lei avvocato. Vivevano insieme da due anni.
Una rischiò la vacanza imperfetta in un anno particolare, era il primo di convivenza, ma rischiava di essere l’ultimo. La chiamano malattia incurabile. Lei fuma, lei no.
Due anime, un corpo solo. Sofferenza nella sofferenza. Perdizione e completezza. Spasmi e silenziose certezze. Nulla che si finge di non vero. Le cure ortodosse. I medici che incoraggiano per il futuro: “Tutto tornerà normale”.
Tutto tornò normale e seguì il secondo anno. Sempre insieme, sempre nel costruire quel castello incantato pieno di gatti a girare per casa. I gatti girano nei castelli, girano dappertutto, anche fuori, ma tornano sempre al punto di partenza, dove sanno che le candele sono sempre accese.
E i fili di lana a carezzare tutto, oggetti e persone, a giocar col fuoco, a morire nell’acqua immergendo la faccia. A trattenere il fiato per la paura, per il silenzio del non dopo. Sono le incognite a fregare tutto. Ma il certo arriva dal presente, dal mondo che circonda le due amanti. Lei bionda, lei bruna.
E poi venne il vento…
La cura fu lunga e dolorosa. Le sedute interminabili. L’ago nel braccio a veder scendere il veleno per ricostruire la vita. Gli occhi su di lei, le mani su di lei. Sulle spalle nell’attesa che il liquido scendesse tutto nel corpo malato. Si confondesse con gli altri liquidi e rigenerasse le cellule impazzite. Il troppo amore salva e fortifica. Non sempre. Ma lei era forte, e lei era la sua forza. Due lei in un solo abbraccio. La prima volta è andata, non ci sono più segni. La lotta è terminata, per ora.
E l’amore continua.

Frizione, odore, carne, pelle, cemento, plastica, forbici, carta, sasso.
Il secondo anno passa tra sorrisi, i primi battibecchi di chi si ama e vive la vita per intero, senza freni, per le bollette da pagare, per i conti che non tornano, il lavoro che vacilla.
Ma sempre mano nella mano, accompagnandosi verso il poi, quel poi che ritorna e fa breccia nei cuori, il tempo che vigila e divide, cambia come fanno le nuvole, che all’improvviso si gonfiano e piove.
Lei aveva amato altre donne prima, lei lo stesso. Ma si incontrarono per caso, si incrociarono per caso, si toccarono per caso. Si guardarono non per caso. Si innamorarono.
E la storia prese le pieghe di un oceano in forza.
Lasciarono il loro passato alle spalle, buono o cattivo che fosse. Se ne fecero una ragione e un nuovo presente. Erano già due anni.
E poi venne il vento…
Era il mese dei controlli. Era il mese del futuro prossimo. Era il ritorno del dolore, del male che vuole separare. E insieme ripresero a stringersi nelle mani, a stringersi ancora più forte. Ad aspettare che la tempesta passasse di nuovo. E come i gatti nel castello a rincorrere i fili del destino. Tra fusa e abbracci, sedute su quel divano, a leggere i risultati delle ultime analisi.
Lei chiede a lei: «Dimmi che ce la faremo».
«Sì, ce la faremo».
«Anche questa volta?»
«Sì, anche questa volta».
Perché il tempo era allora, non il dopo. Se ami veramente, lo fai per sempre.
La morte non separa ciò che si costruisce nel castello dell’amore.

© Viola E. Miller, 2017

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