21 grammi sulla pelle [20] di Viola E. Miller

Ella Harper

Ella Harper

OCCHIBOCCA

Occhibocca lasciò il Natale come un giorno normale, senza luci e alberi. Occhibocca non era sorpreso di trovarsi dinanzi a un giorno normale, perché di giorni non normali non ne ricordava neanche uno. Occhibocca sedeva sempre di fronte a un muro su una piccola sedia, un piccolo termosifone nella stanza, un letto e un lavandino. Occhibocca non ricordava mai il suo nome, ma sapeva che il cielo era di pan di zenzero, le pannocchie davano di cioccolato, i biscotti di caramello. Rimaneva sempre lì a fissare il muro, anche per giorni, che i giorni per lui erano anche anni. La sua gioia si manifestava soltanto quando mangiava la minestra, mostrava un sorriso sproporzionato in faccia, più grande era il sorriso più buona era la minestra. Si agitava quando vedeva arrivare il grosso pentolone e l’inserviente che gli passava la ciotola brodosa. Occhibocca iniziava a battere le mani così forte da non controllarsi, faceva un tale casino che nelle altre stanze iniziavano a brontolare infastiditi. Era ammaliato dal sorriso di chi volesse concedergli un sorriso, fu spesso sorpreso a fissare le bocche altrui, e non sapendo cosa fosse l’amore, tantomeno quello del cuore, era inondato da pulsioni che racchiudeva in uno sguardo platonico fisso su quelle bocche. Se avesse saputo praticare sesso, l’avrebbe fatto solo attraverso la bocca. E in tutti i modi possibili.
Era chiamato così per via di quei modi. Occhibocca che fissava, Occhibocca a cui piacevano le labbra, che o sottili o carnose, per lui non facevano alcuna differenza. Le labbra che parlandogli destavano il suo interesse, l’attenzione a due linee che si inseguono godendone dei suoni emessi. E così si spingeva in quell’immaginario impudico fatto di bocche che si guardano, si sfiorano, si mordono, provano dolore. Ma la bocca che più di tutte gli faceva bollire il sangue, Occhibocca la scrutò sul viso di Ella, la scoprì come alla ricerca del sensazionale, come il primo numero di un circo di matti insieme alla donna barbuta, l’uomo gigante e la mezza signora. Ella, in realtà Ella Harper, era detta la ragazza cammello, per via delle ginocchia che si piegavano al contrario. Ma Occhibocca vide le sue labbra, Occhibocca non guardava il resto. Così la volle guardare più da vicino, e per non farsi sorprendere dall’essere riconosciuto come Occhibocca, ovvero colui che tra i matti era quello che fissava dai suoi grandi occhi e con le labbra pronunciate e senza naso, indossò una mascherina nera.
Alla terza visita al teatro dei Freaks, Occhibocca si avvicinò a Ella piombandole addosso inaspettatamente. Lei cadde in avanti e tra le sue braccia. Occhibocca non contenne il suo impeto e prese a baciarla quasi d’istinto. Quando la sua bocca incontrò le labbra di Ella, Occhibocca capì di cosa fosse fatto l’amore: di tempesta, di desiderio, di ossessione. Baciò Ella da farla svenire, da toglierle l’aria nei polmoni. Con quelle labbra ci fece l’amore. Le lingue danzavano sulle note che uscivano da un organino azionato da Stephan Bibrowsky, il ragazzo dalla faccia leonina. Occhibocca sorprese tutti, nessuno aveva il coraggio di avvicinarsi ai Freaks, e solo un pazzo come lui nascosto da una mascherina nera poteva compiere un gesto così eclatante. I pazzi sono uomini più normali dei normali, che amano come loro sanno fare, esprimersi nei modi a loro congeniali. Il tratro dei Freaks passò di lì per puro caso, tenne uno spettacolo per i matti per puro caso, cambiò la vita di Occhibocca per puro caso. Ella e Occhibocca si sposarono e oltre alle labbra Occhibocca iniziò ad apprezzare tutto di Ella, dove lo sguardo cade su ciò che prima è sconosciuto per poi passare alla bocca, come fanno un po’ i bambini, che per conoscere usano la bocca nei primi mesi di vita. Così loro, i matti, ci portano nel loro mondo fatto di gioie primordiali e mai violente. Sono bambini che giocano con i sogni intravisti in una parete che dà di pan di zenzero, le pannocchie che danno di cioccolato e i biscotti di caramello. Occhibocca avrebbe poi concluso la sua vita con tre figli felici in un mondo di persone normalmente pazze.

© Viola E.Miller, 2016

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